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lunedì 17 giugno 2019

Come affrontare un giro da 200 km

Detto fatto, dopo un paio d'anni torno a superare la soglia dei 200 km. E dopo qualche mese ricomincio a smanettare con YouTube... I risultati sono sempre scarsi, ma non mi do per vinto!

mercoledì 21 novembre 2018

Pausa forzata


Prima o poi succede a tutti. Prima o poi ti capita di dover staccare per un po' dalla bici. Un paio di settimane in autunno perché lo prevede il tuo programma di allenamento, una decina di giorni per maltempo, quindici giorni perché sei in ferie, o perché sei incasinato al lavoro. 
Se sei sfigato come me fai un incidente, e il periodo di pausa può allungarsi parecchio.  Che poi mi è andata bene, eh, nulla di rotto, per carità... Però per un po' zero bici...
Per me (e penso per molti altri), non è mica facile affrontare la pausa mantenendo intatta la sanità mentale: fino al giorno dell'incidente ho passato più di tre quarti del mio tempo libero in bici e nell'altro quarto alla bici ci stavo comunque pensando. Così adesso mi trovo un po' spiazzato, decisamente spaesato, completamente perso.
Cosa faccio quando ho un pomeriggio libero, o un'intera una domenica, o addirittura un weekend? 

Per due fine settimana me la sono cavata con i pranzi della mia squadra (date un'occhiata a quanti eravamo!) e con la premiazione di Coppa Piemonte, ma adesso? Oltre a mangiare il prosciutto crudo da 6 kg e mezzo che spettava al secondo di categoria del campionato, oltre a pensare alle gare del prossimo anno, oltre a pianificate gli allenamenti, cosa mi resta?

La bici da gravel ce l'ho ancora ferma in garage, altri sport non posso farne perché sono ancora convalescente, a parte gli scacchi e la dama. Ma sono una pena a scacchi, e anche a dama. 
Mi butto sui lavori domestici? Bricolage, imbiancatura, taglio siepi? Vivo in un appartamento minimal, supernuovo, con una donna che è molto più uomo di me in tutto ciò che riguarda brugole e cacciaviti. E ho un balcone, non un giardino. 
I social? Più di così non posso, tra Facebook, Instagram, YouTube e adesso anche il blog è già un mezzo lavoro. 
Bisboccia con gli amici? Sono asociale. 

Però i social possono essere un buon punto di partenza, e sai perché? Perché questo momento di pausa, queste ore libere extra, le sto usando proprio per tutte le cose meno social tra quelle che amo, per tante cose che ultimamente avevo messo un po' da parte per fare spazio alla bici e a tutto quello che ci gira intorno.

Leggo. Su libri cartacei e possibilmente vecchi. Leggo anche Topolino, Quattroruote, e robe del genere. 
Ascolto musica. Era una vita che non mi riascoltavo qualche playlist jazz, o un po' di classica, e mi mancava.
Cucino. Perché mentre io poltrisco la mia dolce metà pedala, quindi se posso mi rendo utile in casa, con qualche ricetta paleo (prima o poi te ne parlerò, della dieta paleo). 
Scrivo. Dopo sette o otto anni con la creatività ridotta a zero, ho ricominciato a buttare giù qualcosa di mio. Una volta lo facevo anche per lavoro, ora solo per piacere.
Guardo telefilm. Che può sembrare una cosa del tutto normale, non fosse che da marzo a luglio, nel periodo clou delle gare, non ho guardato neanche una puntata di nessuna serie tv... 
Soprattutto passeggio, che è l'unica attività fisica che faccio. Scoprire gli angoli nascosti della natura, gli scorci a pochi passi da casa, è meraviglioso, e ancora più bello è guardarla scorrere piano, la natura, fermarsi a contemplare una barchetta abbandonata in riva al lago, i mille colori delle foglie d'autunno, la nebbia fredda che aleggia sui prati. Passeggio da solo, pensando ai fatti miei, e mi accorgo di quanto è importante, di quanto mi faccia star bene, in un mondo che ha paura della solitudine, che è terrorizzato dai pensieri. 

Lentezza, creatività, arte, solitudine:  cose da riscoprire, dopo un anno tutto di corsa, tra lavoro, sport e famiglia, dopo un anno all'insegna del dovere, o al massimo del dover correre per poter fare ciò che mi piace. 
È il momento di rallentare. Di guardare le cose da un altro punto di vista, di cambiare prospettiva. Male non può farmi, anzi  ho pure il sospetto che sul lungo periodo tutto ciò mi farà un gran bene, anche ciclisticamente parlando. E poi... Non ho altra scelta! 

martedì 23 ottobre 2018

Itinerari d'Autunno: le Colline Novaresi

Strade poco trafficate, bei paesaggi, relax e magari un po' di sole. Lo stradista ha bisogno di questo, in autunno. Con questo post vi propongo la prima di tre o quattro zone che magari non avete mai bazzicato, ma che sono perfette per la brutta stagione. Le altre le descriverò prossimamente, se no i post diventano troppo lunghi... 
Allora partiamo subito con uno dei luoghi che amo li più: le Colline Novaresi. 


A chi vive dalle mie parti (abito a Sesto Calende, proprio in fondo al Lago Maggiore), viene spontaneo pedalare verso nord, lungo le sponde del grande Lago e alle pendici del Mottarone, ma quando arriva l'autunno ed inizia a fare freddo preferisco andare a sud, sulle colline del medio Novarese.

Tra il Lago e le Vigne

La prima zona che vi consiglio è un quadrilatero ideale tra Oleggio e Momo, a sud, Arona e Borgomanero, a nord.


Si tratta di un territorio tutt'altro che omogeneo: la zona a sud, fino all'altezza di Veruno, è fortemente agricola. Qui prevalgono vigne e campi, i boschi sono pochi, quindi il sole non manca, e spesso le temperature sono più alte che nelle zone circostanti. I campi tra Oleggio e Momo, le vigne sulla strada che collega Mezzomerico a Suno, le brughiere intorno a Vaprio d'Agogna e gli ampi prati di Bogogno e Agrate Conturbia, danno il massimo con la luce calda di questa stagione. I colori dei campi dissodati, le foglie rosse e gialle delle viti e degli alberi sono un piacere per gli occhi, mentre il tipo di percorso, un continuo mangia e bevi senza strappi veramente duri, è quello che ci vuole a fine stagione.



Più a nord le cose cambiano: i boschi tolgono un po' di luce e alcuni tratti si fanno leggermente più impegnativi, anche se siamo sempre soltanto in collina. A collegare Gattico, Arona, Maggiate, Veruno e tanti altri paesini troviamo un dedalo di strade e stradine, tra casolari abbandonati, scorci che ricordano la Toscana, boschi e prati. Da non perdere la SP19 e la SP89, che collegano Gattico, Oleggio Castello e Comignago, tra campi e vecchie cascine. Sono tra le mie strade preferite in assoluto, e se vi piace fermarvi e fare qualche foto gli scatti per Instagram sono assicurati.

Tra il Sesia e l'Agogna 

Potremmo andare nel Vergante, appena più a nord, ma non sono zone che consiglio quando le temperature calano e si vuole staccare un po' la spina: non saliremmo in quota, certo, ma affronteremmo salite dal vago sapore alpino. 


Spostiamoci a Ovest, invece: qui, tra il fiume Sesia e il torrente Agogna troviamo un territorio che è una vera palestra per il ciclismo. Le colline tra Fara Novarese e Barengo, a sud, e tra Grignasco e Maggiora, a nord, sono attraversate da almeno cinque strade, diverse tra loro per paesaggi e difficoltà. Più a nord, volendo, le colline si trasformano in montagne, tra il Passo della Cremosina e quello della Colma, ma nella brutta stagione forse sono più godibili i percorsi della zona meridionale di questo triangolo d'oro del ciclismo novarese. 
Gran parte di questa zona è compresa nella Riserva Naturale delle Baragge: di fatto si tratta di un grande altopiano, che si eleva di qualche decina di metri sulle pianure circostanti. Campi coltivati, torbiere, boschi e un ambiente piuttosto secco che, non sto scherzando, ricorda un po' la savana africana. Se il cielo è terso, all'orizzonte il Monte Rosa svetta immenso, mentre ai lati della strada asfaltata ci sono così tanti sentieri e mulattiere da farci venire voglia di gravel. Le strade che preferisco, qui, sono quelle tra Fara e Barengo, quella che congiunge Piano Rosa e Cavaglio d'Agogna passando per Croce, e la SP32 della Traversagna, che dalla Valsesia porta al bel santuario di Boca.

Il giro ideale


Ho buttato giù un'idea di giro, un'ipotesi perfetta per il weekend, affrontabile in 4-6 ore a seconda del vostro livello, e a questo link Strava trovate la traccia cartografica dettagliata. 
Per comodità ho fissato la partenza a Castelletto sopra Ticino, che è a due passi da casa mia e ha una comoda uscita dell'autostrada, ma ovviamente potrete immettervi sulla traccia in qualunque punto.
Da Castelletto subito uno strappo facile, quello del Dorbiè, sulla strada vecchia che porta a Varallo Pombia passando per Cascinetta, poi un po' di relax sulla SS32, che percorriamo in discesa fino quasi a Oleggio, dove prendiamo per Mezzomerico. Da qui a Suno uno dei tratti più suggestivi, tra vigne e boschi, mentre il tratto successivo, che ci porta ad Agrate Conturbia passando per la località Cordona, è un idillio agricolo tra prati, campi, bovini ed equini che pascolano liberi. Qualche km di trasferimento, passando per Bogogno, Cressa, nuovamente Suno, Cavaglio e Cavaglietto fino a Barengo, confine tra la prima e la seconda zona che vi ho presentato.
Da qui prendiamo a destra per Fara Novarese, e iniziamo ad addentrarci nella Riserva Naturale delle Baragge, che dà il massimo con la luce dell'autunno. Oltre al paesaggio, anche la fauna potrebbe riservarci delle sorprese: volpi, faine, cicogne, poiane, tassi... sono tanti gli avvistamenti possibili. Tre strappi facili e scolliniamo in Valsesia, dove seguiamo la SP299 fino a Ghemme. Non è una strada panoramica, l'asfalto non è bellissimo e rischiamo pure di trovare traffico: potremmo continuare su questa strada fino a Grignasco, ma forse è meglio tornare nella Riserva, seguendo le indicazioni per Cavaglio d'Agogna: si sale, si scende e si torna nella valle dell'Agogna, dove restiamo fino a Fontaneto. Da qui un altro idillio agricolo, la Località Croce, poi ancora una volta tra le Baragge, che attraversiamo per la terza volta: da Cavallirio scendiamo verso Prato Sesia, di nuovo sulla SP299.
A Grignasco inizia l'ascesa più impegnativa della giornata: la Traversagna. Nulla di preoccupante, in ogni caso: 4,5 km al 3,5% di pendenza media, con solo pochi tratti oltre al 6%. Intorno a noi ancora una volte vigne e boschi, e a questo punto è il caso di elencarli, questi vini. Vespolina, Uva Rara e Croatina aggiungono al classico Nebbiolo un tocco diverso in ogni luogo di produzione. Nascono così il Ghemme, il Fara e le tante varianti denominate genericamente Colline Novaresi, senza dimenticare che a pochi km da qui c'è Gattinara, patria del rinomato Bramaterra. Per chi preferisce i sapori dolci, poi, la zona di Suno è la patria dell'Uva Fragola.
Ma abbandoniamo le vigne, e addentriamoci nel borgomanerese. Dopo lo scollinamento incontriamo in Santuario di Boca, che merita una foto, proseguiamo per Maggiora, Borgomanero e Gattico. Siamo quasi alla fine del nostro giro, ma le colline ci regalano ancora dei begli scorci, con il cascinale abbandonato di Muggiano e il nastro d'asfalto che da Oleggio Castello ci porta a Gattico costeggiando il Parco Naturale dei Lagoni di Mercurago. Da qui scendiamo verso Comignago e torniamo a Castelletto lungo via Beati, evitando così il traffico della SS33.


I numeri: poco meno di 120 km e poco più di 1000 metri di dislivello (il generatore di percorsi di Strava esagera sempre un po' in questo...). Un percorso facile e molto vario, senza grandi difficoltà ma con tanti strappi e tante salitelle tutte diverse tra loro, così come sono vari i paesaggi che incontrerete. Oltre a quelle che ho scelto, poi, potete optare per tante altre strade. Fatemi sapere quali scegliete!

sabato 13 ottobre 2018