giovedì 22 luglio 2021

L'ultimo podio? - MF Il Canestrello e MF Andrea Noè

Ho un bel po' di cose da raccontare su queste ultime settimane, quindi sarò sintetico e schematico.

Le Mediofondo 

Il sesto e il settimo appuntamento del Gran Trofeo Mediofondo, andati in scena a Cigliano e Oleggio, non sono andati affatto male. Salite molto diverse tra loro ma risultati simili: un 20° e un 17° posto assoluti, un 4° ed un 3° di categoria. Niente male in una specialità così esplosiva, con tratti cronometrati di meno di 15 minuti. Domenica andrà in scena l'ultimo atto di questo campionato divertente, ben organizzato e partecipatissimo, con oltre 300 iscritti alle ultime prove. Purtroppo io non potrò esserci: quello del weekend appena passato, insomma, potrebbe essere stato l'ultimo podio della stagione, a meno di un difficile exploit all'UltrApuane.

Gli allenamenti

L'ultimo mesociclo è stato parecchio impegnativo, non tanto per le ore in sella (poco più di 14 a settimana) quanto per l'intensità dei lavori specifici e per il caldo. Ho davvero fatto di tutto per abituarmi alle temperature che molto probabilmente troverò in Toscana e continuerò a cuocermi al sole anche nelle prossime settimane. Credo comunque di essere riuscito a salire ancora un pochino con la condizione, e forse per la prima volta riuscirò a raggiungere un secondo picco di forma in vista del finale di stagione. Sarebbe bello, significherebbe che ho sconfitto la mia pigrizia... 

Le ospitate

Qualche giorno fa, per la prima volta, sono stato ospite ad un evento, con la Proloco di Sesto Calende che mi ha scelto come testimonial per la presentazione di un bel progetto legato a bici, turismo e promozione del territorio. Sono stato molto contento di partecipare e spero di poter ripetere l'esperienza in altre occasioni. Magari non potrò raccontare di grandi vittorie, ma sono sicuro che il mio percorso sportivo possa essere interessante: non dimentichiamoci che nel 2015, alla mia prima granfondo, ero arrivato ultimissimo... Il fatto che un brocco come me sia riuscito a concludere la Race Across Italy e a portare a casa qualche podio nelle gare di ultracycling può sicuramente costituire un buon esempio: c'è speranza davvero per tutti!

Di qui a Lucca e verso l'autunno

Fino a settimana prossima ho in programma qualche giorno di scarico, quindi penserò solo a riposarmi, con due o tre uscite davvero minimal. Poi mi aspettano 3 settimane di avvicinamento all'UltrApuane, con qualche ora in più in sella. Tornerò a fare un po' di salita, dopo un mese e mezzo dedicato soprattutto alla pianura: Sette Termini, Alpe Tedesco, Colma... Ho già in mente parecchi giri e come sempre passo ore ed ore su Strava a studiare i percorsi.
Al di là del risultato che potrei raggiungere non vedo l'ora di essere a Lucca: inizio già a sentire quel mix di adrenalina e paura che mi solletica le sinapsi quando cerco di superare i miei limiti. Sono proprio queste sensazioni i premi più importanti per me: non le medaglie e i trofei, ma quella trentina di ore in sella, il silenzio della notte e l'emozione dell'alba tra le montagne. 
Inizio anche a presagire il vuoto in cui mi sentirò immerso all'inizio dell'autunno, in quel periodo senza gare né allenamenti specifici che precede l'inizio della nuova stagione. Per fortuna ho già un paio di idee per riempirlo: un test da 3 o 4 giorni in stile TransAm prima, e una bella vacanza al mare poi. Ma senza bici, per una volta! 

mercoledì 30 giugno 2021

A qualcuno piace caldo

Ho un rapporto altalenante con il caldo. Alcuni anni lo amo, e non vedo l'ora di passare le ore ad abbrustolirmi sotto al sole, alcuni anni proprio non lo sopporto, e aspetto con ansia il fresco dell'autunno. In bici non è facile convivere con le temperature bollenti, soprattutto quando si tratta di gareggiare per 12, 24 o più ore. Ne ho avuto la prova l'anno scorso all'UltrApuane: le prime ore di gara, nel torrido pomeriggio toscano, sono state terribili.
Anche quest'anno sarò al via di Lucca, a fine agosto, ma sul percorso da 600km invece che su quello da 310: un motivo in più per non farmi trovare impreparato. Così in queste prime settimane estive mi sto abituando alle alte temperature e all'umidità: cerco di allenarmi nelle ore centrali della giornata e mi sciroppo almeno un'uscita a settimana da 6-8 ore nelle pianure tra Piemonte e Lombardia, dove non c'è ombra e il calore che sale dall'asfalto sembra volerti scogliere. 
Eppure la bassa bollente ha il suo fascino: paesini sperduti, strade deserte, campi verdissimi e le montagne, là in fondo, che sembrano un miraggio. In queste prime uscite estive ho esplorato soprattutto il novarese, la Lomellina e quella terra per me ignota che sta tra Voghera e Alessandria, con temperature tra i 32 e i 38°C. Ho pedalato piano (tranne nei rari momenti in cui mi toccavano dei lavori specifici), senza fretta, e ho trovato delle belle sensazioni, parecchio diverse da quelle a cui sono abituato: ancora una volta sono uscito dalla mia comfort zone, ma stavolta, per così dire, da una porta laterale.
Credo che per le prossime settimane continuerò così: almeno una volta a settimana ho bisogno di relax e soprattutto di qualche ora a bassa intensità, visto che per il resto ho di fronte a me un ciclo di allenamento parecchio impattante e focalizzato sugli alti regimi.
Domani andrò a Santhià, una cittadina a cui ho girato intorno tante volte, ma che non ho mai toccato. Unico obiettivo: tappare un'altro buco nella mia heatmap o, in altre parole, scoprire qualche posto nuovo. Domenica invece sarò più o meno nella stessa zona, ma per gareggiare: andrà in scena la sesta prova del Gran Trofeo Mediofondo, questa volta con partenza da Cigliano e tratto cronometrato lungo l'ascesa al Sacro Monte di Belmonte. 
Garetta, ripetute, lungo ma non troppo: in fondo non è affatto male, questa routine estiva...

mercoledì 23 giugno 2021

Onestà e felicità - MF del Nebbiolo

Domenica, alla Mediofondo  del Nebbiolo, è successa una cosa che mi ha fatto riflettere.
La gara, come sempre nel Gran Trofeo Mediofondo, consisteva in una scampagnata di circa 90 km, con un tratto cronometrato ai fini della classifica, nello specifico la salita che da Arola porta al passo della Colma, tra il Lago d'Orta e la Valsesia. 
A volte può capitare che il sistema di cronometraggio faccia cilecca: succede di rado, ma un atleta può trovarsi senza tempo perché il chip che ha sulla bicicletta non viene rilevato dal sistema. Ancora più di rado può succedere che il tempo sia sbagliato, magari per un errore di lettura del chip. Non avevo mai sentito, però, di un caso in cui il tempo, rilevato erroneamente, fosse plausibile e addirittura permettesse al fortunato ciclista in questione di passare in prima posizione, con pochi secondi di vantaggio sul secondo. Ecco, questo è proprio quello che è successo a me domenica. Ho affrontato il Passo della Colma molto bene per i miei standard: il mio Garmin ha segnato 24 minuti e 28 secondi, un tempo per me decisamente buono. Peccato che, una volta pubblicate le classifiche, il mio 24 e 28 si sia trasformato in un 21 e 54, facendomi risultare in prima posizione assoluta con una ventina di secondi di vantaggio sul secondo. 
Appena ho visto il risultato mi sono fatto una risata, sono andato al tavolo dei cronometristi e ho spiegato che erano stati un po' troppo buoni con me. Nel giro di qualche minuto il mio tempone si è ridimensionato, e la mia prima posizione si è trasformata in una più veritiera diciottesima.
Non mi aspettavo, però, quanto accaduto dopo. Parecchi dei miei "avversari" (le virgolette sono d'obbligo) mi hanno fatto i complimenti e addirittura ringraziato per l'onestà. Sono rimasto in po' interdetto quando uno di loro mi ha detto che molti altri non avrebbero fatto come me. Veramente? mi sono chiesto, e pesandoci bene, purtroppo, la risposta è .
Sul subito ho archiviato la cosa, e mi sono goduto il post gara, dato che la quarta posizione di categoria mi dava accesso all'ultimo posticino tra gli atleti premiati. Poi, a casa ho ripensato a quanto successo.
La prima considerazione che ho fatto è che non credo di essere stato onesto. Credo che sia normale non rubare un piccolo momento di festa a chi se lo merita più di me: al massimo sarebbe stato disonesto fare finta di niente. 
Ma c'è dell'altro: se non ho fatto finta di niente è stato perché ero già più che soddisfatto della mia gara. E se fosse andata male? mi sono chiesto, se avessi chiuso cinquantesimo con un tempo di mezz'ora? Beh, sarebbe stato lo stesso. Sarei stato comunque soddisfatto e sereno. Fare sport per me è come costruire una casa: ci sono gare che rappresentano un piccolo mattoncino e gare con cui costruisco un'intera parete; allenamenti che valgono quanto una trave portante e sedute che rappresentano poco più di una piastrella. Anche quando le cose vanno male, anche quando sbaglio, quando cado, quando mi faccio male, cerco di imparare qualcosa: si tratta sempre di costruire, mai di demolire.
Ogni mio risultato, buono o cattivo, lo vivo come una conquista, come un altro tassello del puzzle, compreso questo 18°ass. - 4°M2, come ho scritto, con un pizzico di orgoglio, su Strava.
In definitiva, ancora una volta, posso dire di essere una persona fortunata: mi viene naturale vedere il lato positivo delle cose, mi riesce bene lavorare per essere sereno. Forse non avrò i watt necessari per vincere una gara e sicuramente sono ancora un pivello nel mondo dell'ultracycling, ma quanto a serenità e atteggiamento positivo sono davvero al top.
Allenarsi e competere nell'ultraendurance mi ha dato un grande boost, da questo punto di vista: se ti trovi ad affrontare una salita con pendenze in doppia cifra dopo 500km, sveglio da 24 ore, magari al freddo e sotto l'acqua, un solo pensiero negativo sarebbe sufficiente a farti dire Basta, mollo tutto e torno a casa! Ogni km fatto, invece, ogni metro guadagnato, ogni pedalata in più, devi riuscire a goderteli come fossero piccole vittorie.
Perché è vero che raggiungere i propri obiettivi rende felici, ma è più vero il contrario: se vuoi farcela, devi prima imparare ad essere felice. 

venerdì 18 giugno 2021

Caldo e relax - MF Riso&Vino

A metà giugno, con l'estate alle porte e il caldo che è già arrivato, è il momento di un bilancio, almeno in formato mignon. L'obiettivo principale dell'anno, cioè arrivare in fondo alla Race Across Italy, l'ho raggiunto, quello secondario della Romagna Ultra Race pure.
E adesso? Adesso mi rilasso. La terza ed ultima gara di ultracycling del 2021 è in calendario per fine agosto: i 600 km dell'UltrApuane possono diventare la ciliegina sulla torta di una stagione già memorabile, anzi la ciliegina sulla ciliegina visto che a Forlì è arrivato addirittura il podio.
Ho quasi 11 settimane prima della gara di Lucca e sicuramente ne investirò ancora una o due nel riposo. Poche ore in bici, poche salite, un po' di palestra e tanto relax. Ho già iniziato a godermi i piattoni col giro di ieri: 170 km in tutta tranquillità tra le risaie e i campi dall'Alto Milanese e della Lomellina, posti che tutti snobbano ma che a me piacciono tantissimo. E con 34° c'è anche il bonus di abituarsi al caldo, che non è una cosa da poco, con l'estate che incombe.
Nel relax di queste settimane ci saranno anche le solite cronoscalate del Gran Trofeo Mediofondo. A proposito, domenica a Trino Vercellese è andata in scena la MF Riso&Vino, con salita cronometrata da 4 km, molto veloce. Sette giorni dopo la RUR e tre dopo la seconda dose di vaccino non ero proprio al top, ma ci ho provato lo stesso ed è andata meno peggio del previsto: 33° assoluto su circa 220 atleti e 6° tra i 19 M1 in classifica. Silvia, ancora sul podio, ha chiuso terza tra le W1. Si replica questa domenica, con la MF del Nebbiolo. La salita che deciderà la classifica è una delle mie preferite, la Colma da Arola, 8km al 5,5%. So già che ne prenderò tante, ma il piacere di ritrovare l'atmosfera familiare e rilassante di queste gare vince sulla mia avversione a qualsiasi sforzo tra la Z3 alla e la Z6...



venerdì 11 giugno 2021

Sorprese - Romagna Ultra Race

La foto qui di fianco dice tutto: quando ho avuto tra le mani il trofeo della RUR600 per il 3° tra i self supported, non ci credevo, anche se erano già passate tre ore dal mio arrivo a Forlì, dopo 591 km e quasi 11000 metri di dislivello. È stata una gara piena di sorprese: non voglio essere troppo prolisso, quindi cerco di fare un elenco.

Andare forte, si può
Dopo una Race Across Italy affrontata all'insegna del risparmio energetico, questa volta ho menato parecchio. Non è una cosa che mi riesce facile: mentalmente mi sento molto più a mio agio ad andature tranquille, e mi riesce più facile risparmiare watt mettendomi in posizione aerodinamica piuttosto che guadagnare secondi spingendo forte in salita. In questa gara ho abbandonato la mia comfort zone e ho pensato solo a dare il massimo. Alla fine delle prime 6 ore ero a 219 watt medi normalizzati, un'enormità per i miei standard, e i dati che trovate in fondo a questo post, se paragonati a quelli che potete vedere in merito alla RAI, parlano chiaro: qualche decina di watt in più. Questa è stata la prima sorpresa: basta un po' di forza di volontà, e si può andare forte.

Posso fidarmi di me stesso
Silvia (la mia compagna nella vita e nello sport, per chi non lo sapesse) era un po' perplessa dal mio umore man mano che la gara si avvicinava. Sembra che stai andando a fare una mediofondo, mi aveva detto. In effetti la RUR non mi preoccupava per niente. Da quando ho superato gli 800 km della Race Across Italy, tutto il resto mi sembra una passeggiata. Ho gestito l'avvicinamento alla RUR senza patemi d'animo: era una gara corta, nella mia testa. In passato ogni volta che mi capitava di ragionare così mettevo in moto una serie di pensieri di sicurezza, per evitare di sottovalutare la prova che avevo davanti. Questa volta no, questa volta ho dato libero sfogo all'istinto e ho fatto bene: i pensieri di cui ho bisogno adesso non sono quelli cautelativi che ho sfruttato finora. Ho bisogno di pensare che 600km siano davvero pochi per me. Ho bisogno di credere in me stesso, perché nei prossimi anni voglio alzare il tiro, e parecchio. Eccola qui, la seconda sorpresa: se credo in me stesso le cose possono anche andare bene. Ed è maledettamente liberatorio avere il coraggio di dire: Sì, ce la posso fare.

Le salite romagnole
In tanti mi avevano detto che questa gara era tosta, senza respiro, con molti strappi cattivi. Così cattiva, però, non me l'aspettavo: circa 25 salite, innumerevoli rampe, discese tecniche rese ancora più infide dal vento e dall'asfalto, a tratti in pessime condizioni. Che poi non sono salite normali, queste: un'ascesa da 2 km al 7%, qui, è spesso fatta da quattro o cinque strappi al 12 o 15%, seguiti da tratti quasi pianeggianti. Robe che dovrebbero essere illegali. Le sorprese, in questo senso, sono state innumerevoli, sotto forma di decine e decine di strappi in doppia cifra, che saltavano fuori quando meno te lo aspettavi. 

Meglio male!
Uno dei personaggi più sderenati di Maccio Capatonda cantava Non va bene se le cose vanno bene: MEGLIO MALE! Ecco, paradossalmente questo passaggio intriso di poesia e saggezza funziona molto bene per me. Di base mi piacciono la pianura, le dolci colline e il clima mite. Non mi piacciono le montagne, non mi piace pedalare al freddo e odio pedalare al caldo. Se piove sto al riparo in soggiorno, e mi alleno sui rulli: a  differenza di molti altri ultracyclist da questo punto di vista sono parecchio pigro. Eppure in gara sono sempre le condizioni più estreme a farmi guadagnare minuti e posizioni. Sono andato fortissimo sotto al diluvio del Montello, lo scorso anno. Vado forte di notte e, sempre nel 2020, ho superato 5 o 6 concorrenti sulle terribili rampe del Fedaia, al buio, durante la Dolomitica 380. La sorpresa, in questo caso, è stata ancora più grande: la combo caldo torrido e salite brutali mi ha esaltato e, nonostante un certo grado di sofferenza, nella seconda metà di gara ho guadagnato tanto su chi mi seguiva e raggiunto alcuni di quelli che mi stavano davanti.

Posso giocarmela
Prima di farle, queste gare, le seguivo da casa, con passione e facendo il tifo per questo o per quello. Molti degli atleti che seguivo, ora li  ritrovo ai nastri di partenza insieme a me: gente che mi sembrava inarrivabile, alieni. Ancora l'anno scorso, partecipando alle ultrafondo (che rappresentano un po' la categoria di accesso al mondo dell'ultracycling, su distanze tra i 300 e i 400 km), guardavo chi primeggiava nelle gare più lunghe con un misto di timore e reverenza. La sorpresa è stata scoprire che invece me la posso giocare proprio con quegli alieni. Perché sono arrivato terzo tra i self-supported, ma addirittura quarto assoluto, battendo tutti i concorrenti con auto al seguito tranne uno dei più forti in Europa, l'austriaco Edward Fuchs.

Insomma, che dire? Che mi serviranno un paio di settimane per metabolizzare tutte queste sorprese, e che non vedo l'ora di puntare più in alto. Più forte e più lontano, questo è lo spirito dell'ultracycling.
Intanto mi godrò un po' di relax, con poche ore in bici, tanta pianura e un paio di cronoscalate, a partire dalla MF Riso&Vino di domenica 13. Come sempre, qui sotto vi lascio tutti i dati della mia Romagna Ultra Race, che potete trovare anche seguendomi su Strava:
  • Lunghezza: 591,59 km
  • Dislivello: 10698 m
  • Altitudine massima: 1328 mslm
  • Tempo totale: 27h22m50s
  • Tempo in sella: 25h17m20s
  • Velocità media: 21,6 km/h
  • Velocità media sul pedalato: 23,4 km/h
  • Velocità massima: 67,0 km/h
  • Potenza media: 154 W 
  • Potenza media normalizzata: 190 W
  • Potenza massima: 945 W
  • Bilanciamento: 52,2% D - 47,8% S
  • Frequenza cardiaca media: 136 bpm
  • Frequenza cardiaca massima: 181 bpm
  • Cadenza media: 78 rpm
  • Consumo calorico: 14086 KCal
  • Frequenza respiratoria media: 28 brpm
  • TSS: 1125
PS: per capire quanto sono rimasto stupito da questa gara, a questo link trovate il video della mia intervista all'arrivo. 








martedì 1 giugno 2021

Conti in sospeso - MF Gli Aironi

Dopo la batosta di settimana scorsa sono tornato, a testa bassa, ai nastri di partenza di una cronoscalata del Gran Trofeo Mediofondo. Volevo capire se ho ancora la possibilità di togliermi qualche soddisfazione in questo tipo di competizioni, perfette per sostituire, tra una gara di ultracycling e l'altra, alcune sedute di allenamento con qualcosa di più divertente delle solite ripetute.
Stavolta, alla Mediofondo Gli Aironi, è andata bene: un po' perché ho portato Betty, la bici più leggera che ho, un po' perché la salita era di quelle dove mi difendo meglio, con strappi in doppia cifra alternati a tratti quasi pianeggianti. Certo, 10 minuti a tutta sono comunque una sofferenza, ma non mi posso lamentare: tra i 19 M2 presenti ho chiuso 2°, con un 21° posto assoluto sui 212 atleti al traguardo. Niente male.
Il ritorno, dopo il tratto competitivo, è stato comico: insieme a Silvia e Sergio abbiamo sbagliato strada e allungato di almeno 15km rispetto al previsto. Risultato? L'ultima ora  di pedalata si è trasformata in una specie di cronosquadre, per tentare di arrivare in tempo alle premiazioni. Ce l'abbiamo fatta per un pelo, scendendo dalla bici proprio mentre chiamavano Silvia sul podio: anche lei seconda, tra le W1.

Sistemato il conto in sospeso con le mediofondo, ora tocca a quello con la Romagna Ultra Race. L'anno scorso avrei dovuto affacciarmi al mondo dell'ultraendurance proprio alla RUR310, ma il covid ha rovinato i miei piani. Questo weekend sarò al via della RUR600, la versione full da 600km e 11000m di dislivello. Partenza prevista per sabato 5, alle 8.24 del mattino. Obiettivo? Arrivare in fondo, mettendo in pratica quello che ho imparato alla Race Across Italy



domenica 23 maggio 2021

Dalle stelle alle stalle - MF del Monferrato

Dopo un anno di stop causa covid, siamo tornati a gareggiare nelle cronoscalate del Gran Trofeo Mediofondo. Bello rivedere i gruppi di ciclisti sfidarsi tra le colline, bellissimo ritrovare l'atmosfera rilassata e leggera di questo campionato sempre organizzato in modo impeccabile.

Quanto alla mia gara non è andata proprio alla grande, anzi... Nel 2019, quando mi allenavo ancora per le granfondo e non solo per l'ultracycling, in queste competizioni me la cavavo benino, finendo quasi sempre sul podio di categoria e ogni tanto tra i primi 15 della classifica assoluta. Oggi ho fatto pena: 7° tra gli M2 e addirittura 37° assoluto su circa 230 atleti. E dire che la salita cronometrata era pure di quelle che mi piacciono: 3.8 km e 5% di pendenza media. Non solo: affrontandola ho avuto l'impressione di andar bene ed ero convinto di aver ottenuto un tempo da podio di categoria. Invece no, e mi sta bene: mi sto abituando un po' troppo ad avere successo in quello che faccio, e una buona dose di umiltà non può che essermi utile. Lezione per il futuro: You can't always get what you want, come cantava Mick Jagger. 

E poi è bello mettermi alla prova in una specialità che è praticamente l'opposto di quella che ho scelto di praticare: di solito tutti mi chiedono come faccio a stare per così tante ore in bici, oggi sono io che, parecchio stupito, mi chiedo come facciano gli specialisti di questo tipo di gare ad andare così forte per 8 o 10 minuti.

Note positive? Ce ne sono. I bei paesaggi del Monferrato, le chiacchiere con un po' di compagni di pedalate che non vedevo da tempo, e le prestazioni dei miei compagni di squadra, che in questo caso era più che altro una famiglia allargata. La mia Silvietta si è portata a casa un 2° posto tra le W2, mentre Sergio, il mio giovanissimo fratellino, ha chiuso la sua seconda gara nella prima metà della classifica. Bravi! 

Prossimo appuntamento a Lignana, tra 7 giorni, stessa formula e più o meno stesse colline: mi consolo pensando che, per me, non può andare peggio. O forse sì?


PS: un abbraccio a Davide Lorè, vittima di una caduta rovinosa. Riprenditi in fretta, tornerai più forte di prima!

PPS: Come sempre su Strava trovate questa e tutte le mie altre attività!