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venerdì 21 giugno 2019

Monferrato Gravel Weekend - Giorno 1 - Verso Sud

Eccomi qua, in un agriturismo a una decina di km da Casale Monferrato, al termine della prima tappa del mio viaggio. Non mi sono imbarcato in un'impresa epica, non ho obiettivi se non quello di vedere dei bei posti, ma ero davvero emozionato, quando sono salito in sella stamattina, perché la sogno da anni, un'esperienza così, e ne ho davvero bisogno, in un momento di grande cambiamento come questo.
Non che avessi dubbi, ma questa prima giornata mi ha confermato che vale la pena di buttarsi in questo genere di cose, che i dubbi e i pensieri depressivi è meglio lasciarli andare, che certe cose c'è da viverle, punto e basta. Questo primo giorno, questi primi 125 km, mi hanno regalato panorami da sogno, tanto relax, tantissimo silenzio e il piacere di sentirsi libero, in mezzo a tutti quei campi e quelle risaie, tra boschi e prati a perdita d'occhio.
Sono andato piano. Con 19 kg di bici e bagagli non c'è da stupirsi, ma sono andato piano anche perché ne avevo voglia: mi sono preso tutto il tempo per fare qualche foto, per mangiare qualcosa, e soprattutto per guardarmi intorno, godermi tutta la bellezza della pianura selvaggia.
Pensavo di fare meno sterrato, invece alla fine sono stato con le ruote nella polvere per quasi 50 km. Cascina Linduno, Cascina Sant'Anna, il lunghissimo sterrato da Rosasco a Mantie, i rettilinei in mezzo ai campi, che meraviglia! Poi le colline del Monferrato, che si stagliavano all'orizzonte coi loro colori da dipinto. Spettacolo puro.
Non mi sono nemmeno organizzato male con le borse, nel senso che ancora non ho scoperto di aver dimenticato nulla, e la Toughroad si sta comportando splendidamente: stabile, veloce su asfalto (i 27-28 all'ora li tengo senza problemi), rassicurante su sterrato e più di tutto comodissima. Dopo 5 ore e mezzo in sella, con tutti quei sassi e tutti quei buchi, non dico di sentirmi come nuovo, ma insomma, di sicuro non sono distrutto, nonostante la tirata finale per evitare un temporale che poi non è mai arrivato...
Domani si riparte: tappa leggera, con l'argine destro del Po e qualche collina nell'alessandrino. Come sempre vi terrò aggiornati su Instagram, Facebook e Strava


martedì 11 dicembre 2018

Varese Van Vlaanderen, i nuovi percorsi


Ne ho parlato nel mio ultimo video, è stata una delle sorprese più belle della stagione ciclistica 2018, ed è un evento da non perdere: è la Varese Van Vlaanderen, il Fiandre Varesino, una randonnèe sulle strade che non ti aspetti tutta ispirata alle grandi classiche del Nord Europa, alla scoperta di paesaggi idilliaci, muri spaccagambe, paesini nascosti e impervi ciottolati.
La VVV è la randonnèe più partecipata della provincia di Varese, con 1400 finisher lo scorso anno: per il 2019 si rinnova, con un passaggio inedito e la possibilità di scegliere un percorso corto, da 55 km, alla portata di tutti, anche di chi ha pedalato poco in inverno, dato che si terrà il 7 aprile.
Il medio e il lungo restano invece impegnativi e soprattutto divertenti, praticamente senza un metro di pianura: 106 km, 1683 m D+ e 19 muur per il medio, 136 km, 2092 m D+ e ben 30 muur per il lungo. I percorsi e tutte le info le trovate sul sito della manifestazione, dategli un'occhiata e fateci un pensierino, vi assicuro che non resterete delusi. 

L'anno scorso la VVV l'ho affrontata nel pieno spirito rando: né forte né piano, ma sempre lontano. Quindi andatura allegra ma non esagerata, tante chiacchiere con Ale e Silvia che erano con me, qualche foto e tutto il tempo di guardarsi intorno. Un po' una novità per uno come me, fissato con tabelle, allenamenti e granfondo a tutta. Ecco forse è stato proprio il Fiandre Varesino a farmi venire voglia di cambiare un po', o meglio di aggiungere al mio modo competitivo di vivere la bici un approccio più rilassato, più tranquillo, più orientato all'esperienza che alla prestazione. È con questo mood che vi consiglio di vivere la VVV, non solo perché come in tutte le rando non c'è classifica, ma anche perché i muur (tipo quello terribile della foto qui sotto) si fanno sentire, e prendere sotto gamba il percorso non è affatto una buona idea... 


Già che ci sono aggiorno il bollettino medico, 38 giorni dopo l'incidente: polso ancora dolorante, tra tendinite e probabile microfrattura, quindi ancora niente bici, ma tante camminate...  Domani ecografia ed esito della seconda RX, nel frattempo è uscito il perito dell'assicurazione per la bici, quindi posso iniziare a sistemarla... Intanto cammino e penso a dove pedalerò l'anno prossimo... 

mercoledì 21 novembre 2018

Pausa forzata


Prima o poi succede a tutti. Prima o poi ti capita di dover staccare per un po' dalla bici. Un paio di settimane in autunno perché lo prevede il tuo programma di allenamento, una decina di giorni per maltempo, quindici giorni perché sei in ferie, o perché sei incasinato al lavoro. 
Se sei sfigato come me fai un incidente, e il periodo di pausa può allungarsi parecchio.  Che poi mi è andata bene, eh, nulla di rotto, per carità... Però per un po' zero bici...
Per me (e penso per molti altri), non è mica facile affrontare la pausa mantenendo intatta la sanità mentale: fino al giorno dell'incidente ho passato più di tre quarti del mio tempo libero in bici e nell'altro quarto alla bici ci stavo comunque pensando. Così adesso mi trovo un po' spiazzato, decisamente spaesato, completamente perso.
Cosa faccio quando ho un pomeriggio libero, o un'intera una domenica, o addirittura un weekend? 

Per due fine settimana me la sono cavata con i pranzi della mia squadra (date un'occhiata a quanti eravamo!) e con la premiazione di Coppa Piemonte, ma adesso? Oltre a mangiare il prosciutto crudo da 6 kg e mezzo che spettava al secondo di categoria del campionato, oltre a pensare alle gare del prossimo anno, oltre a pianificate gli allenamenti, cosa mi resta?

La bici da gravel ce l'ho ancora ferma in garage, altri sport non posso farne perché sono ancora convalescente, a parte gli scacchi e la dama. Ma sono una pena a scacchi, e anche a dama. 
Mi butto sui lavori domestici? Bricolage, imbiancatura, taglio siepi? Vivo in un appartamento minimal, supernuovo, con una donna che è molto più uomo di me in tutto ciò che riguarda brugole e cacciaviti. E ho un balcone, non un giardino. 
I social? Più di così non posso, tra Facebook, Instagram, YouTube e adesso anche il blog è già un mezzo lavoro. 
Bisboccia con gli amici? Sono asociale. 

Però i social possono essere un buon punto di partenza, e sai perché? Perché questo momento di pausa, queste ore libere extra, le sto usando proprio per tutte le cose meno social tra quelle che amo, per tante cose che ultimamente avevo messo un po' da parte per fare spazio alla bici e a tutto quello che ci gira intorno.

Leggo. Su libri cartacei e possibilmente vecchi. Leggo anche Topolino, Quattroruote, e robe del genere. 
Ascolto musica. Era una vita che non mi riascoltavo qualche playlist jazz, o un po' di classica, e mi mancava.
Cucino. Perché mentre io poltrisco la mia dolce metà pedala, quindi se posso mi rendo utile in casa, con qualche ricetta paleo (prima o poi te ne parlerò, della dieta paleo). 
Scrivo. Dopo sette o otto anni con la creatività ridotta a zero, ho ricominciato a buttare giù qualcosa di mio. Una volta lo facevo anche per lavoro, ora solo per piacere.
Guardo telefilm. Che può sembrare una cosa del tutto normale, non fosse che da marzo a luglio, nel periodo clou delle gare, non ho guardato neanche una puntata di nessuna serie tv... 
Soprattutto passeggio, che è l'unica attività fisica che faccio. Scoprire gli angoli nascosti della natura, gli scorci a pochi passi da casa, è meraviglioso, e ancora più bello è guardarla scorrere piano, la natura, fermarsi a contemplare una barchetta abbandonata in riva al lago, i mille colori delle foglie d'autunno, la nebbia fredda che aleggia sui prati. Passeggio da solo, pensando ai fatti miei, e mi accorgo di quanto è importante, di quanto mi faccia star bene, in un mondo che ha paura della solitudine, che è terrorizzato dai pensieri. 

Lentezza, creatività, arte, solitudine:  cose da riscoprire, dopo un anno tutto di corsa, tra lavoro, sport e famiglia, dopo un anno all'insegna del dovere, o al massimo del dover correre per poter fare ciò che mi piace. 
È il momento di rallentare. Di guardare le cose da un altro punto di vista, di cambiare prospettiva. Male non può farmi, anzi  ho pure il sospetto che sul lungo periodo tutto ciò mi farà un gran bene, anche ciclisticamente parlando. E poi... Non ho altra scelta! 

lunedì 8 ottobre 2018

GF Tre Valli Varesine, ovvero: chiudere in bruttezza

Granfondo numero 14, ultima di un'annata fantastica, qualificazione per i Campionati del Mondo, sulle strade di casa: ci sarebbero tutte le permesse per chiudere la stagione agonistica in bellezza, ma io ho scelto di chiuderla in bruttezza, con una prestazione così scarsa che è quasi imbarazzante.


A dire la verità non sono le prestazioni che mi interessano, oggi: dopo due settimane al mare, senza neanche toccare la bici, non posso pretendere nulla dalle mie povere gambe, così preferisco godermi le nostre colline e i nostri laghi, oltre agli ultimi km con i tanti amici Rodman prima della pausa invernale. 


Al terzo anno la macchina organizzativa della GF varesina è rodata, ed è un piacere che in una gara che sento un po' mia (abito a 20 km da qui) le cose girino per il verso giusto. Dopo i grossi problemi del 2016,  la Tre Valli amatoriale ha fatto un salto di qualità notevole con l'ingresso nel circuito UCI Granfondo World Series, e con questa terza edizione ha ulteriormente alzato l'asticella. Perfetta la location in centro città, con un bel village, e buona la chiusura del traffico, migliorabile solo negli ultimi km, sulla salita finale. Altra nota positiva, sottolineata da molte persone con cui ho parlato, l'asfalto in ottime condizioni.

Ma veniamo alla mia strabiliante performance...


Il percorso è abbastanza veloce ma quasi senza un metro di pianura, con il lungo da 130 km e 2000m di dislivello. Piccola variante rispetto allo scorso anno il bellissimo ciottolato di Roggiano. La partenza è per categorie e a scaglioni, come sempre nelle gare UCI (il regolamento lo spiego in questo video), e come al solito parto benissimo. Per i primi 5 km sto nelle prime 30 posizioni del gruppo, poi arriva il falsopiano della Valganna ed è come prendere un muro in faccia. Gambe di legno, fiato corto e una sensazione simile a quella di un dopo sbronza di quelli pesanti.  Incredibile come in 15 giorni la forma cali a picco. Sulla salita dell'Alpe Tedesco torno vagamente in me e da lì in poi faccio una gara come tutte le altre, a parte che appena la strada sale sono piantato. Per dire, l'Alpe Tedesco la faccio in 19 minuti abbondanti, quando un paio di mesi fa, in un giro stile gita domenicale, l'ho fatta senza impegnarmi troppo in poco più di 17 minuti. Anche per tutto il resto della gara la situazione non cambia: Ardena, Montegrino, Villaggio Olandese e Brinzio li passo tutti a chiacchiere Gabriele e qualche altro avversario. Visto che le gambe non ci sono, tanto vale socializzare. Non sono affaticato né stanco, è proprio che non ne ho,in più a 15 km dall'arrivo mi cade la catena, perdo l'ottimo gruppo a cui mi ero accodato e chiudo a meno di 30 di media, con malcelata mestizia ma comunque con sorriso, dopo così tante gare, tutte portate a termine. I watt non ci sono, insomma, ma la testardaggine sì!
Ma basta parlare di chi va piano. C'è da fare i complimenti a chi va forte, e i compagni di squadra che si sono qualificati per i Campionati del Mondo Granfondo 2019 di Poznan meritano di essere nominati uno a uno: Andrea Natali (vincitore tra gli M 34/39), Fabio Scaglia, Marco Flamigni, Enrico Barotti, Pietroluigi Prina, Ivan Bersanetti, Alessandro Pacitti, Paolo Marinetti, Mirko Ziggiotti e Federico Fenoglio. A loro spetterà l'onore di difendere la maglia azzurra in terra polacca. 

venerdì 5 ottobre 2018

Tutto quello che c'è da sapere sulle UCI GFWS e sulla GF 3VV

Un video un po' "settoriale" e mirato. Vi spiego come funzionano le Granfondo UCI World Series, come ci si qualifica ai Campionati del Mondo Granfondo e com'è il percorso della GF Tre Valli Varesine.


sabato 29 settembre 2018

Finale di stagione

Domenica prossima ultima granfondo di stagione, la gara di casa, la Tre Valli Varesine. Avete presente quando una gara la prepari proprio al meglio, con lavori specifici, alimentazione calibrata, mental-training di alto livello? Ecco, io ho fatto esattamente il contrario. Con Silvia, la mia compagna, che corre pure lei, ce ne siamo andati due settimane in ferie a Donoussa, un'isoletta greca così piccola, impervia e poco asfaltata che in bici è praticamente impossibile andarci. Così adesso ho un sacco di materiale per montare un video sulla vacanza, ma domenica in gara prenderò ancora più mazzate del solito, soprattutto perché la Tre Valli vale come prova di qualificazione per i Campionati del Mondo Granfondo UCI, e c'è gente che va forte da paura... Obiettivo, saltare sulla prima salita e fare al passeggio il resto della gara... 


Ma in fondo va bene così. Dopo 13 granfondo ho ancora voglia di correre, è vero, ma ho ancora più voglia di godermi l'autunno, quello che nella periodizzazione degli allenamenti si chiama Periodo Generale e che consiste più o meno in un paio di mesi di relax mentale, poche ore in bici, pochi allenamenti specifici e tanti giri in modalità pigra e turistica. Oh sì, non vedo l'ora di quelle domeniche uggiose di novembre, sveglia tardi, brunch, pedalata da tre orette nelle vigne novaresi e poi telefilm, tisana e caldarroste fino all'ora di cena...




Un po' tutti, se leggete i consigli dei preparatori su cosa fare tra ottobre e dicembre, dicono di dedicarsi anche ad altri sport  Mountain-bike, corsa, sci di fondo, palestra... E così pure io mi sono fatto convincere, e quest'anno mi sono comprato una bici da gravel. Ci pensavo da un bel po', ma ci ho messo un paio d'anni prima di vincere la mia marcata tendenza ossessiva, che se fosse per me farei sempre e solo strada, sempre e solo seguendo dettagliate tabelle di allenamento. Ma le parole d'ordine della parte meno patologica della mia mente sono tre: variare, variare, variare. E allora buttiamoci sulla gravel! Esplorazione, relax, strade nuove e tanti posti da scoprire. È proprio con in testa l'idea di variare che ho scelto la Giant Toughroad SLR GX2 come compagna di avventura. Tra le gravel sul mercato è una delle più turistiche, una delle più lontane, come geometria e filosofia, dalle bici da strada come quella con cui corro, iperreattiva, leggera e performance-oriented. Telaio in alluminio, carro posteriore lungo lungo, possibilità di montare portapacchi (per viaggiare, ma anche per recuperare le castagne per le caldarroste!); anche nella scelta dell'allestimento ho cercato di differenziare il più possibile dalla mia bici, e ho scelto l'allestimento base, con un montaggio FSA Adventure - Shimano Sora 9X. Dovrò aspettarla ancora qualche settimana, ma poi sarà un tripudio di strade bianche, boschi, campi e prati, tutto documentato con qualche video brutto come al solito.



Ma se sei un granfondista, non puoi nasconderti... Mentre ti godi l'autunno, mentre lasci andare la tensione, un angolino della tua mente pensa sempre alle corse, al calendario della nuova stagione, agli obiettivi grandi o piccoli che ti poni, a cosa mantenere e a cosa cambiare nei tuoi allenamenti. Ci si iscrive alle prime gare e ai circuiti, si va dal biomeccanico e a fare la visita sportiva, e ci sono anche le nuove maglie, con nuovi sponsor e nuovi colori. Rodman è già avanti su questo fronte: livrea decisa e completo invernale 2019 praticamente pronto, tutto all'insegna delle... sfumature!