venerdì 12 febbraio 2021
Trovare il coraggio
sabato 9 gennaio 2021
Quel che resta del 2020
Dei buoni propositi per l'anno nuovo e delle sfide che affronterò nel 2021 ho già parlato in questo post. Adesso vediamo cosa ho fatto nel 2020 e soprattutto cosa ho imparato dall'anno che è appena passato.
I numeri
Come sempre parto dalla mia grande passione: le statistiche. 17.885,8 km, 180.298 m di dislivello, 670 ore e 9 minuti in sella. Non sono numeri che fanno girare la testa, tutt'altro: molti degli ultraciclisti con cui ho la fortuna di competere hanno percorrenze annue di oltre 25.000km, alcuni atleti superano i 35.000, fino al caso incredibile di Daniele Rellini, atleta paralimpico e nonstante ciò campione italiano ultracycling 24 ore, con oltre 50.000 km. Chapeau.
I miei numeri non hanno nulla di eccezionale, ma sono speciali per me: perché dietro ad ogni ora in sella c'è una piccola storia, perché dietro ad ogni metro di dislivello c'è la voglia di migliorarmi, perché dietro ad ogni kilometro c'è un sorriso. Non prendete in giro chi fa sport e vi ammorba con i suoi racconti e i suoi numeri: che siano 10 km o 10.000, che si tratti di una corsetta o di una ultramaratona, per chi vive di sport ogni piccolo risultato è una grande conquista.
Dove posso arrivare
Il 2020 è stato in un certo senso un anno di rodaggio e soprattutto di test. Anche se non esiste una vera e propria gerarchia tra le gare di ultraendurance, di fatto ho gareggiato in quella che potremmo definire la serie B dell'ultracycling: campionati italiani ed europei 12 ore e ultrafondo da 350-400 km. Sono arrivati dei risultati che non mi aspettavo, ma soprattutto ho capito di avere le possibilità per passare alla serie A. Nel 2021 la gara più corta sarà da 600 km, e sarò al via della Race Across Italy con la consapevolezza di poter concludere la gara.
Il riposo è il mio alleato
Può sembrare paradossale per uno che punta a stare in bici per 35 ore senza dormire, ma nel 2020 ho capito che per migliorarsi davvero il riposo conta molto più dell'allenamento. Non importa quanto ti alleni duro, quel che conta è arrivare pronto e riposato agli allenamenti duri, per trarne il massimo. Ho smesso di guardare ore e km che passo in bici (se non per pura curiosità e amore per i numeri): è molto più utile fare attenzione alle ore di sonno, al riposo tra una sessione e l'altra, a minimizzare lo stress della vita di tutti i giorni.
Il pensiero è il mio nemico
L'economia di energie è fondamentale negli sport di ultraendurance, e non è solo la fatica fisica a farci consumare energie. C'è la fatica mentale, e servono strategie per ridurla. Bisogna evitare ogni pensiero che non sia funzionale a ciò che stiamo facendo. Quando sono in bici ho imparato ad eliminare i pensieri superflui e in gara lascio spazio solo a quelli davvero essenziali. Pedala, mangia, accendi le luci, attento al tornante, tra 70 km c'è la time station, mettiti in posizione aero, bevi, il primo è avanti di 5 km, attento, non fare cazzate, pedala, tra mezz'ora inizia a cercare una fontanella, pedala, mangia ancora: questo più o meno è quello che mi passa per la testa quando mi alleno o gareggio. Alla 12 ore del Montello c'era un tratto pianeggiante di una decina di km: lì, nonostante la pioggia battente, i lampi e i tuoni, lì potevo ascoltare il totale silenzio nella mia testa. Per quasi venti minuti non pensavo assolutamente a nulla: un'esperienza strana ma meravigliosa, tanto che alla fine di ogni gara arrivavo stanco fisicamente, ma fresco, anzi quasi rigenerato, mentalmente.
L'organizzazione è un must
Per poter affrontare una gara estrema e per poterlo fare senza patemi d'animo (e quindi pensieri energeticamente dispendiosi) bisogna essere organizzati. Dalla pianificazione della trasferta al calcolo dei grammi di carboidrati da assumere, dal bed and breakfast dove dormire prima della gara all'abbigliamento da spedire ad ogni time station, dal kit per eventuali riparazioni alle batterie di scorta per luci e sensori: tutto deve essere pronto e ogni mossa deve essere pianificata. Con una tabella di marcia chiara e, per quanto possibile, in grado di prevedere ogni intoppo, tutto diventa più facile. L'ho imparato al Time Trial di Bagnolo: lì ero decisamente disorganizzato ed è andata piuttosto male.
Non ti puoi inventare niente
Questa frase me l'ha detta Federico Caretta, campione europeo 24 ore, ancora al Time Trial di Bagnolo (che poi erano i campionati italiani). Non si può restare al picco di forma per sempre: il lavoro fatto durante l'anno ti porta ad essere in forma in un certo momento, di solito per un evento in particolare. Poi la forma, semplicemente, non c'è più, i valori calano inesorabilmente e bisogna saperlo accettare. Sia io che Federico eravamo andati molto forte agli europei di inizio agosto (con le dovute proporzioni, perché lui va molto più di me!): lui aveva vinto la 24 ore, io avevo chiuso al secondo posto la 12 ore. A fine settembre, però, il picco l'avevamo salutato da parecchio, e infatti siamo andati parecchio male al Time Trial. Sempre con le dovute proporzioni: io molto peggio!
Tieniti pronto a tutto
Fin qui ho parlato soprattutto di bici, ma il 2020 è stato l'anno del COVID, dei lock-down, della pandemia. Il principio dell'economia dei pensieri vale anche quando non pedali, perché se ti alleni 20 ore a settimana e lavori (magari come nel mio caso in Polizia, quindi a stretto contatto con tutto quello che è stato il disastro di quest'anno) lo stress e i pensieri negativi sono sempre in agguato. Ho imparato a non stupirmi di nulla, e a mettere in atto tutta una serie di strategie mentali capaci di farmi accettare il presente senza farmi troppe domande. Eccone tre:
- Non c'è niente di nuovo sotto il sole: questo è il mio mantra quando si parla di epidemie, mezzi colpi di stato, complotti, complottisti, cittadini attenti e rispettosi, politici blateranti e politici che invece fanno il loro dovere. Buoni e cattivi, intelligenti e stupidi, siamo tutti nello stesso calderone umano, lo stesso calderone da millenni. Semplicemente, non perdo tempo a pensare a queste cose: mi informo, prendo atto della situazione, non mi stupisco e vado avanti per la mia strada.
- Non pensare a ciò che non puoi cambiare. Avrei tanto voluto andare a vedere qualche mostra a Milano, quest'inverno, o a trovare i miei genitori a Natale, ma siccome la mobilità è ridotta e il buon senso mi dice di evitare, non perdo troppo tempo a pensare a ciò che non posso cambiare. Piuttosto attuo strategie alternative: dalle videochiamate ai rulli interattivi, dal telelavoro alle serie TV, siamo diventati tutti abbastanza bravi in questo.
- Obiettivi, obiettivi, obiettivi: le energie mentali che risparmio in questo modo le uso per inventarmi nuovi obiettivi compatibili con il momento storico. Il Tour du Zwift? Almeno un'ora di Yoga a settimana? Allenarmi ogni giorno per tutta la quarantena? Leggere e vedere ogni oper a canonica della saga di Star Wars? Va bene tutto, l'importante è avere un target da raggiungere.
Do it with love
Proprio lo Yoga, e in particolare i video di Yoga with Adriene, mi hanno fatto capire l'importanza dell'amore. Un concetto per forza di cose abusato e stereotipizzato, che però ha un grande valore e una grande potenzialità. Mi sono abituato a cercare di fare ciò che faccio with love. Il lavoro, la bici, i libri che leggo, le serie tv che guardo, i mestieri di casa: ogni azione banale può diventare speciale se siamo capaci di trasformarla in un gesto di amore, non solo verso gli altri, ma soprattutto verso noi stessi. Ok, ditemi pure che sono banale, non me ne frega niente: io mi sveglio ogni mattina col sorriso. E voi?
sabato 26 dicembre 2020
La stagione che verrà
domenica 6 dicembre 2020
Il mio pensiero fisso
Eccoci qui, alle soglie delle vacanze natalizie, divisi tra zone gialle, rosse e arancioni, con tante incertezze e ben pochi punti fermi per la stagione che verrà. I veri problemi in questo momento sono altri e non mi stancherò mai di dirlo, ma dato che non sono un medico, un virologo o un politico non credo di essere la persona giusta per parlare di virus e pandemia. Lo fanno già in tanti, sui social e per strada, lo fanno già in troppi. Quello che posso fare io, al massimo, è raccontarvi come mi alleno, e con che spirito sto affrontando tutto questo.
Vivendo in Lombardia mi sono trovato di fatto a non potermi allenare outdoor, nonostante la fine di novembre ci abbia regalato giornate di sole e caldo. La risposta più ovvia, come era già accaduto a marzo, sono stati i rulli. Sono tornato a Watopia e buona parte delle ore di bici previste le ho passate così. Non tutte però: ho dato (finalmente...) una bella pulita alla bici da gravel e ho cercato di usarla un paio di volte la settimana per andare al lavoro. Nel mio caso significa fare 25 km all'andata e altrettanti al ritorno, non proprio pochissimi, e sicuramente abbastanza per rompere la monotonia del training indoor.
L'altro grande focus, come sempre d'inverno, è la palestra. Ecco, con la palestra è tutto un po' più difficile... Teoricamente, siccome sono un "atleta tesserato iscritto a gare di rilevanza nazionale eccetera eccetera" potrei accedere alle strutture ed allenarmi; di fatto nessuna palestra della mia zona apre solo per noi tesserati, e non gliene posso certo fare una colpa: il gioco non varrebbe la candela... Poco male, comunque: allenare la forza massima senza avere a disposizione neanche un bilanciere ha decisamente stimolato la mia creatività e quella di Cesare che come sempre, da esperto del settore con Total Sport Lab, mi dà ottimi consigli in questo senso. Per il primo periodo (quello diciamo di preparazione) mi sono organizzato con un mix di casse d'acqua, manubri e kettlebell, mentre nelle ultime due settimane mi sono reso conto di quanto sia utile avere una compagna con il fisico da passista. Ho usato direttamente Silvia al posto del bilanciere e, sempre con l'aggiunta di qualche pesetto, sono arrivato al carico che mi serviva.
Ma perché fare tutto questo, perché non starsene tranquilli sul divano, perché non lasciare che sconforto e depressione prendano il sopravvento, perché non godersi il caldo abbraccio della pigrizia? Ecco, io la tentazione di lasciarmi andare non ce l'ho mai avuta, un po' perché sono un tipo di quelli che non riescono mai a stare fermi, un po' perché, ormai lo sapete, ho un vero e proprio pensiero fisso. Tra pochi mesi, infatti, arriverà il momento della gara che aspetto da quando ho scoperto il mondo dell'Ultraendurance: la Race Across Italy, con i suoi 775km. Era il 2015, avevo appena ripreso con la bici e avevo portato a termine solo 3 giri oltre i 100 km; eppure, in un istante, è scattata la scintilla. Ho capito che quella era la mia strada e in un attimo la RAI è diventato il mio obiettivo più grande. Amore a prima vista, viene da dire: adesso che ci siamo quasi allenarmi è proprio la cosa che mi pesa di meno.
sabato 31 ottobre 2020
Aspettando il lockdown
giovedì 8 ottobre 2020
Time Trial: fuori forma in collina
sabato 5 settembre 2020
UltrApuane: le conferme che cercavo
Ed eccomi qui, a nemmeno due mesi dall'esordio nel mondo dell'Ultracycling, a raccontare com'è andata la mia terza gara. Se la Dolomitica 380 è stato il grande rito di passaggio e la 24 Ore del Montello mi ha fatto scoprire la gioia del podio, l'UltrApuane mi ha dato le conferme che cercavo.
Al via non ero così sicuro di poter fare bene: da una parte tre gare così impegnative in poco tempo non sono facili da preparare, dall'altra la concorrenza era spietata. Invece la gara è andata via liscia come l'olio, e questa è la prima certezza che mi porto a casa: ho imparato abbastanza bene a gestire queste distanze. Niente crisi, niente alti e bassi, tutto sotto controllo. Ma vi racconto com'è andata...
Si parte da Lucca, città che amo in una regione che adoro: gareggio sul percorso Experience, che prevede 350km e 7000m di dislivello, su e giù tra le colline tra Emilia e Toscana. Il tracciato è molto diverso da quelli che ho affrontato finora, estremamente vario e molto divertente: lunghi tratti pianeggianti, salite aspre e cattive, altre salite costanti e pedalabili, falsopiani di ogni tipo. Bello bello, insomma, ma non c'è da dimenticare che per i veri ultracycler c'era anche il percorso Challenge, da ben 750km e 17000m di dislivello. Duro, anzi durissimo.
Partenza alle 14:18 (scaglionati come sempre in queste competizioni): imposto il cruise control e nella prima ora recupero un paio di concorrenti. Strano, di solito le prime ore non sono il mio forte. Le quattro ore successive sono le più rognose: fa caldo, fa caldissimo, ma mi impegno a pensare che passerà e a trovare le fontanelle sul percorso. Mi superano Michele Verdoja e Giovanni Rossi, ma resto fedele al mio ritmo costante. Al km 153 c'è l'unica Time Station prevista, dove trovo Verdoja, Cirillo e una mia vecchia conoscenza dei tempi delle Granfondo: Walter Tortoroglio, partito 8 minuti prima di me.
Riparto dopo una sosta brevissima e mi ritrovo terzo, alle spalle di Pesciaroli, che tiene un ritmo pazzesco, e Rossi, che non scherza nemmeno lui. Sulla prima salita dopo la TS Walter mi riprende e da lì in poi continuiamo praticamente sullo stesso ritmo, pur mantenendo la distanza imposta dal regolamento per evitare il vantaggio della scia. E niente, i 190 km successivi, pur essendo i più duri, passano via veloci e senza grandi drammi: piove, smette di piovere, si sale, si scende e le ultime 9 ore di gara mi sembrano un attimo. Intorno al 175° km Rossi si ritira, mi ritrovo secondo e vedo il margine su Verdoja e Cirillo che si allarga sempre più, mentre mi avvicino, anche se ormai senza più speranze, a Pesciaroli.
Arrivo a Lucca con un gran sorriso stampato in faccia: a mezz'ora da Pesciaroli, pochi secondi prima di Walter e con più di un'ora di vantaggio su Verdoja e Cirillo. Insomma, meglio di così non poteva andare: due podi in tre gare non me li aspettavo proprio...














