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venerdì 12 febbraio 2021

Trovare il coraggio

Sono arrivato a un punto di svolta, nella preparazione della Race Across Italy. A 11 settimane dalla gara ho concluso uno dei periodi di allenamento più duri: 3 settimane di alti volumi e intensità crescente, rese ancora più toste dal clima non proprio ottimale di gennaio.
Tra rulli e uscite outdoor ho comunque fatto un buon lavoro: i test dicono che non sono molto lontano dai valori migliori che ho raggiunto l'anno scorso e le sensazioni non sono affatto male, soprattutto sulle lunghe distanze. Anche la bici è quasi pronta per l'avventura: finalmente ho montato le appendici e mancano solo un paio di piccoli upgrade.

Certo mi sarei volentieri evitato la stupida caduta di qualche giorno fa, a 200 metri da casa, ma sono cose che succedono e finché non ci si fa (troppo) male non c'è da preoccuparsi.
Mi eviterei volentieri anche i momenti di sconforto che a volte rischiano di rovinarmi la giornata. È sempre stato un tratto del mio caratteraccio, quello di avere qualche alto e basso nell'umore: col tempo ho imparato a gestire la cosa ma a volte, quando guardo la mappa della Race Across Italy il rischio di un mezzo attacco di panico è concreto. Pensare a quei 775 km, ai due mari (Adriatico e Tirreno) da toccare, all'idea di attraversare per due volte l'Italia (e nemmeno passando per la strada più veloce...) mi fa venire delle discrete vertigini.

Mi serve un po' di coraggio: il coraggio per ammettere che posso farcela, il coraggio di guardare senza timore alle 36 ore di pedalata (se va bene) e ai 10000m di dislivello che mi aspettano, il coraggio di pensare a come sarà il dopo: a come mi sentirò dopo aver raggiunto l'obiettivo a cui penso da 6 anni, a come mi sentirò ad aver realizzato l'impresa più grande che posso sperare di realizzare su due ruote.
Mi serve anche il coraggio per pensare a come potrei sentirmi se dovesse andare male, anche se paradossalmente non mi riesce difficile, e ho elaborato una serie di piani B per superare l'eventuale cocente delusione. Non ne parlo qui, perché rischio di essere prolisso, ma le idee come al solito non mi mancano, con la solita consapevolezza: che l'obiettivo più grande non è tagliare il traguardo di Silvi il 1° maggio, ma sorridere ogni giorno.

sabato 26 dicembre 2020

La stagione che verrà

Il solito bilancio di fine anno lo lascio a un altro post. Qui vi racconto quali saranno le mie sfide per il 2021, o meglio le sfide che ho pianificato, dato che, per ovvi motivi, anche nel 2021 le incertezze non mancheranno.
Si parte col botto: il 30 aprile sarò al via della Race Across Italy, e non sto a ripetere perché questa gara è così importante per me. Come tutti gli altri appuntamenti ultra del prossimo anno correrò nella categoria Solo Self Supported, quindi senza auto al seguito e in totale solitudine. Saranno 775km di avventura, e già non sto nella pelle.
A inizio giugno si va a Forlì per la Romagna Ultra Race, che quest'anno assegna il titolo di Campione Italiano Ultracycling. Ho un conto in sospeso con questa gara: avrei dovuto esordire proprio alla RUR310 di quest'anno, poi cancellata dal Covid. Nel 2021 raddoppio, e sarò al via della prova regina, la RUR600: 600km e 12000m di dislivello.
Sulla terza gara di stagione ho ancora qualche dubbio, ma quasi sicuramente si tratterà dell'UltrApuane: dopo il secondo posto sul percorso Experience da 350km del 2020 sceglierò il più impegnativo Challenge, con 600km e 11000 metri di dislivello. 
Se le cose vanno come spero queste tre gare mi permetteranno di racimolare un po' di punti per la Ultracycling Italia Cup, mentre non credo che parteciperò all'Italian Time Trial Cup, dopo il podio dello scorso anno. Mettere troppa carne al fuoco potrebbe essere un rischio, anche se mi dispiace parecchio rinunciare alla 24h del Montello e al Time Trial di Bagnolo: ma ci sarà tempo nei prossimi anni per tornare a queste competizioni, magari facendo un pensierino alla qualificazione Race Across America.

Fin qui l'Ultracycling, ma c'è anche il ciclismo normale. Ecco, qui le cose si fanno più complesse, perché la pandemia renderà la vita piuttosto difficile agli eventi che prevedono assembramenti. Eppure non vorrei perdermi qualche appuntamento con il Gran Trofeo Mediofondo, se non altro per variare un po'. 
Non mentirò: tempo per gite e scampagnate non ce ne sarà, le mie energie saranno tutte dedicate all'ultraendurance, e non vedo l'ora di essere ai nastri di partenza in quel di Silvi.
Nel frattempo buone feste a tutti. Evito le solite parole trite e ritrite su questo triste e strano Natale: parlare non serve a molto, preferisco pedalare, e consolarmi con la solita, immancabile, #Festive500.

venerdì 7 agosto 2020

Come un pesce nell'acquario - 12h del Montello


La 12h del Montello, disponibile per i più coraggiosi anche in versione 24h, è stata una roba davvero estrema. La gara scelta dalla World Ultra-Cycling Association per assegnare i titoli di Campione Europeo Ultracycling sulle 12 e 24 ore ha davvero messo alla prova mente e corpo di chi si è schierato al via.
Per farla breve basta dire che, sulle 12 ore della prova "easy", 8 ore le abbiamo passate sotto l'acqua. Di queste almeno due in balia di un temporale con vento e tempesta di fulmini, così tanti da rendere inutili, in molti momenti, le luci che avevo montato su bici e casco. Già perché, dimenticavo, noi della 12 ore siamo partiti alle 8 di sera.
Agli atleti della 24 ore, comunque, è andata molto peggio, perché prima della tempesta si sono fatti 12 ore sotto a un sole cocente, con temperature prossime ai 36°, ma molto più alte a livello dell'asfalto.
Non è solo l'acqua, però, a motivare il titolo del mio post. Questa è stata la mia seconda gara di ultracycling e tutte le sensazioni del weekend non hanno fatto altro che confermare ciò che avevo già intuito alla Dolomitica 380: che in questo mondo mi ci trovo proprio bene. Il tipo di prestazione richiesto, l'allenamento necessario, l'atmosfera delle gare e l'approccio della stragrande maggioranza dei partecipanti e degli organizzatori non fanno altro che mettermi a mio agio. Alla partenza ero rilassato, durante la corsa concentrato, all'arrivo felicissimo; in ogni momento, anche under the storm, sentivo di essere esattamente al mio posto.
Ma bando alle ciance, ecco com'è andata... 
Siamo in una quindicina ad essere iscritti alla 12 ore, e parto per terzo, dietro al favorito Fabio Ciot e al vincitore dello scorso anno, Alessio Magarotto. Da subito o quasi imposto un ritmo regolare, che so di poter mantenere per tutta la prova. Dopo una decina di km mi supera Alessio Trabuio, partito un minuto dopo di me, ma non faccio neanche finta di reagire. Non guardo gli altri, io. Guardo solo il Garmin, e nemmeno tutto lo schermo, solo la potenza a 3 secondi e la potenza normalizzata media. Alla fine del primo giro supero Federico Caretta, che è in testa alla 24 ore. Scambiamo due parole (è un atleta che seguo e ammiro da tempo), poi formiamo una specie di coppia a distanza (nell'ultracycling il distanziamento era già d'obbligo prima del COVID, dato che c'è il divieto di scia) per tre o quattro giri. Sono i momenti più difficili, climaticamente parlando, le ore in cui si scatena la furia degli elementi. Menomale che ai box c'è mio fratello Sergio, che si rivela un assistente preziosissimo: segue alla perfezione quanto pianificato in merito ad alimentazione e idratazione, improvvisa alla grande quando si tratta di mantelline, antivento e batterie per le luci; soprattutto non manca mai di incitarmi e farmi sentire il suo supporto.
Proprio ai box recupero Trabuio, mentre verso metà gara (la concezione del tempo, quando fai certe cose, va un po' a quel paese...) supero anche Magarotto, fermo a causa di una foratura. Ma Alessio è uno che non si dà per vinto, mi riacchiappa subito e mi stacca. Sono comunque sul podio virtuale, e proseguo al mio ritmo. Tra un gel e una barretta mancano solo tre ore, sta albeggiando e come sempre i cicli circadiani mi danno una mano: sto molto bene e torno di nuovo vicino al mio diretto "rivale", se così si può dire. Infatti la cosa bella di questa disciplina, come ho già scritto più volte, è che dovendo affrontare prove così dure raramente il termine rivale assume il significato che ha negli altri sport: ogni potenziale avversario, di fronte a tutte quelle ore e quei km, si trasforma in un compagno di viaggio. Così, durante i pochi momenti durante i quali il regolamento ci concede di marciare affiancati, scambiamo qualche battuta, e poco importa che molte di queste riguardino l'incredibile ritmo di Fabio Ciot, che che ci doppia a velocità supersonica. Dal punto di vista tattico, nella lotta per il secondo posto, sono in vantaggio, essendo partito due minuti dopo Alessio: potrei rilassarmi e mantenermi a un centinaio di metri da lui, ma non ho riferimenti su Trabuio e gli altri concorrenti, che potrebbero rifarsi vivi. A due ore dal termine, quindi, decido di aumentare il ritmo, e da lì in poi non smetto di spingere. Gli ultimi km sono meravigliosi, perché ho tutto il tempo di realizzare che sto portando a casa un gran risultato, sicuramente il più importante che ho mai raggiunto. Taglio il traguardo felice come una Pasqua, e l'abbraccio col mio fratellino è un momento da incorniciare.



Dati, statistiche e numeri vari... La mia gara è durata 11 ore, 52 minuti e 45 secondi, di cui 11 ore, 44 minuti e 59 secondi in sella. 335,71 km coperti, con un dislivello un po' difficile da calcolare visto che, con la pioggia, l'altimetro barometrico del mio Garmin è andato a quel paese: in ogni caso, tra i 4 e i 4600 metri. 28,6 km/h di velocità media e 202 W di potenza media ponderata a una frequenza cardiaca media 143 bpm medi. Potenza massima espressa 913 W, bilanciamento della pedalata 50,6% destra, 49,4% sinistra, con cadenza media 79 pedalate. Come sempre c'è tutto su Strava.
E questo, in sostanza, è tutto. Adesso, dopo questo podio meraviglioso, mi godo qualche giorno di tranquillità, prima di iniziare a pensare alla prossima avventura... L'UltrApuane: 350 km e 7000 m di dislivello con partenza dalla splendida città di Lucca.


lunedì 6 gennaio 2020

Senza compromessi

Come al solito l'inizio dell'anno è il momento dei propositi, dei bilanci e delle buone intenzioni. Io per il mio 2020 ho una sola certezza: sarà un anno senza compromessi.
Da agosto, finalmente, ho un lavoro con orari umani, il tempo per allenarmi e un ciclo del sonno decente, cose che mi sembravano chimere fino a qualche mese fa. Quindi bando alle ciance, quest'anno farò sul serio e mi dedicherò alle gare che da sempre stimolano di più la mia indole di gatto randagio: sarà un 2020 dedicato alle ultradistanze.
Negli ultimi sei mesi mi sono messo alla prova, con  tanti allenamenti specifici e soprattutto con le sfide di Assault To Freedom: non tanto per capire se posso essere vincente in questo tipo di competizioni, ma per scoprire se passare così tante ore in bici poteva piacermi sul serio.
Il responso è stato positivo: fino a 36 ore va tutto bene, e mi diverto un casino. Oltre ancora non sono andato, perché i tempi di recupero, quando si affrontano questo tipo di sforzi, sono necessariamente lunghi. Servono gradualità e piedi di piombo, altrimenti ci si scotta.
Con queste premesse, l'obiettivo principale del 2020 non possono che essere le ultrafondo, e nello specifico l'Ultrafondo Italia Cup, con le sue tre prove: si comincia a Forlì con la Romagna Ultra Race, da 310 km e 7000 m di dislivello, si continua a Sarmede con la D+ Ultracycling Dolomitica, nella versione "media" da 380 km e 10000 m di dislivello, si chiude a Lucca con la UltrApuane Experience, che è anche la gara più "distesa" del trio: 350 km e 7000 m di ascesa.
Sempre in tema ultra, se (e sottolineo se) le cose dovessero mettersi bene, ad agosto farò la 24h del Montello, che quest'anno sarà davvero un grande evento: non solo prova unica del Campionato Italiano Ultracycling ACSI e seconda prova dell'Italian Time Trial Cup, ma anche prova unica del Campionato Europeo Crono 24h. Un'occasione immancabile, insomma, per farmi bastonare dai più forti ultraciclisti del continente.
E robe normali, Mario, quest'anno non ne fai? La risposta è sì: non rinuncio sicuramente al GT Mediofondo, che l'anno scorso è stato divertentissimo e permette di scaricare a dovere tra un lungo e l'altro. Visto il calendario dovrei riuscire a fare 6 o 7 gare su 8, e spero davvero di riuscire a portare a casa almeno una vittoria di categoria, dato che nel 2019 ho chiuso tre volte al terzo posto e una al secondo, senza contare il secondo posto alla Riso&Vino, poi annullata per problemi di cronometraggio...

Altra novità, quest'anno si cambia squadra. Nei due anni alla Rodman Azimut Squadra Corse mi sono trovato benissimo, soprattutto  grazie alla calorosa accoglienza del Presidente Marco Pipino e della sua compagna Elisabetta De Bernardi. Ma la base operativa del team è a Torino, e in più Rodman è da sempre una squadra dedicata principalmente alle granfondo, gare che già da un po' di tempo non mi regalano più stimoli. Così per il 2020 ho scelto FTM, una squadra della mia città, un team che nasce principalmente per il triathlon, ma che tra le sue fila ha anche parecchi ciclisti. Un gruppo di persone che in buona parte conosco: con qualcuno ho già pedalato, a molti ho fatto il caffè nella mia vita precedente, quella in cui ero titolare di un bar-ristorante e dormivo 5 ore a notte.
Non sarò solo, in questo cambio di casacca: con me ci sarà anche Silvia, compagna di vita e di sport. Se io ho sempre avuto il pallino dell'ultracycling, il sogno della mia dolce metà è sempre stato il triathlon, e anche per lei è arrivato il momento di realizzarlo: voci di corridoio dicono che l'evento clou del suo 2020 sarà l'Aronamen.
Una stagione di sfide mica male, insomma, per la nostra coppia. E anche qui la scelta della squadra può essere stata provvidenziale: FTM sta per Forza, Tenacia, Motivazione.