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martedì 18 maggio 2021

La gara che sognavo - Race Across Italy

Non sto a ripetere quanto ho atteso la Race Across Italy e quante volte ho sognato il traguardo di Silvi. Sarà che sono un tipo emotivo, ma questa gara ha mandato in tilt la mia sensibilità: già da parecchie settimane, immaginandomi al via, mi veniva la pelle d'oca, e mi si inumidivano gli occhi. Ero un po' preoccupato da questa deriva piagnucolante: correvo il rischio di trovarmi in lacrime al via e poco lucido in corsa... 
Invece sono arrivato sulla pedana di partenza rilassato e concentrato, già del tutto immerso in quello stato di calma e controllo che gli anglosassoni chiamano flow: concentrato, focalizzato sul momento e sopratutto completamente libero da altri pensieri.
È proprio questa sensazione la cosa che amo di più del ciclismo estremo, e mai come alla RAI l'ho ritrovata. Ancora una volta, a dispetto della fatica, ho corso col sorriso dall'inizio alla fine. 
Se escludiamo un problema al menisco mediale sinistro, risolto con una rapida sistemazione di una tacchetta fuori asse, la mia RAI è filata via liscia come l'olio. Nessuna crisi, nessun problema di navigazione, zero sonno e un sacco di buon umore. Qualche sbalzo di temperatura inaspettato, tanto vento, certi strappi un po' troppo cattivi, ma nulla di impossibile da affrontare.
Certo, ho corso in modo molto conservativo e parecchio prudente: un filo di gas in salita, steso sulle appendici senza pedalare ad ogni accenno di discesa e tante, tante pause: quasi 5 ore su poco meno di 38 totali. Mi sono concesso anche 45 minuti di microsonno alla seconda Time Station. Avrei potuto evitarmeli, ma volevo essere sicuro di portare a casa la gara e, senza esperienza su distanze come questa, direi che va bene, anzi benissimo così.
Cosa mi resta, di questa folle doppia traversata dell'Italia? Restano i paesaggi assurdamente belli di un territorio che non conoscevo e che mi ha stregato. Restano le chiacchiere scambiate con Alan e Brambo di GCN Italia, che su questa gara realizzeranno un documentario. Resta l'adrenalina di  quelle discese lunghissime, che sembrano non finire mai, e resta la gioia degli ultimi km, dell'arrivo al buio, dell'abbraccio con Silvia.
Ho chiuso 11° su 22 atleti self-supported e 36° sul totale di 78 partenti, ma questa volta anche per un fissato con le statistiche come me la classifica conta poco.
Da sabato scorso, dalla conclusione di questa avventura lunga 793 km, per me si è aperto un capitolo nuovo: con la RAI ho chiuso un ciclo che è durato 6 anni, più di 80000km e qualche migliaio di ore in sella. 
Il mio sogno l'ho realizzato, adesso si tratta di puntare a nuovi obiettivi, a nuovi traguardi da raggiungere. Ho già parecchie idee: perché, anche se di sicuro non sarò mai un vincente in questa disciplina, so di poter migliorare parecchio. E poi, questa è la cosa più importante, non credo di poter fare a meno delle sensazioni che ti regala questo sport: 38 ore col sorriso non te le dimentichi facilmente e, per quanto può sembrare assurdo, ne avrei fatte volentieri altre 38.

PS: Resto comunque un maniaco delle statistiche. Ecco qui quelle della mia Race Across Italy, che trovate anche su Strava:
  • Lunghezza: 793,25 km
  • Dislivello: 10721 m
  • Altitudine massima: 1590 mslm
  • Tempo totale: 37h55m
  • Tempo in sella: 33h precise 
  • Velocità media: 20,92 km/h
  • Velocità media sul pedalato: 24,03 km/h
  • Velocità massima: 71,6 km/h
  • Potenza media: 129 W (troppo pochi!) 
  • Potenza media normalizzata: 163 W
  • Potenza massima: 860 W
  • Frequenza cardiaca media: 133 bpm
  • Frequenza cardiaca massima: 175 bpm
  • Cadenza media: 77 rpm
  • Consumo calorico: 15342 KCal
  • Frequenza respiratoria media: 28 brpm
  • TSS: 1078

PPS: Parliamo di quelli che vanno forte. Tra i supported si sono visti tempi sotto alle 27 ore, tra i self sotto le 30. Complimenti a:
  • Rainer Steinberger, Stanislav Verstovsek e Jean-Luc Perez, che compongono il podio degli atleti supported. Rainer è anche il nuovo campione europeo 500 miglia.
  • Jochen Böhringer, Tommaso Bovi e Lorenzo Micheli, i top 3 tra i self-supported. I miei competitor, insomma, che ridere! 
  • Olena Novikova e Dorina Vaccaroni, uniche donne supported al traguardo. Olena è la nuova campionessa europea 500 miglia. 
  • Anna Bachman unica donna self-supported al traguardo.
  • Menzione speciale per i miei amici Walter Tortoroglio, 8º tra i supported e qualificato per la Race Across America e Olli Korhonen, 8º tra i self-supported. 
  • Menzione specialissima per Paolo Botti e Alessandro Lanfranconi, che hanno portato a termine la RAI2020: totalmente unsupported, con 5 check point da toccare e percorsi da oltre 2000km.

PPPS: Il prossimo appuntamento è già fissato: Romagna Ultra Race, Campionato Italiano Ultracycling. 600km, 12000m di dislivello. Prima farò un paio di cronoscalate del circuito GT Mediofondo, giusto per cambiare un po'. 

giovedì 6 maggio 2021

La mia vittoria


Alla fine eccomi qua, a poche ore dal via della Race Across Italy. L'ho già detto tante volte quanto è importante per me questa gara, e non starò a ripeterlo.
Come mi sento? Con 790km e più di 10000m di dislivello ad attendermi dovrei essere teso, agitato, preoccupato. Nulla di tutto ciò. 
Non so se riuscirò a portare a termine una prova così dura, ma poco importa, perché da qualche giorno ho realizzato una cosa importante: io la mia gara l'ho già vinta. I 790 km della RAI sono solo la ciliegina sulla torta: la vera sfida è stata arrivare fino a qui.
Preparare questo tipo di competizioni può essere difficile fisicamente, ma il lavoro più duro è quello mentale. Devi imparare a credere in te stesso. Devi tirare fuori una forza di volontà di ferro. Devi riuscire a ragionare in modo diverso e positivo, al punto che l'allenamento spesso sconfina nella meditazione.
Se penso alla persona che ero 4 o 5 anni fa non mi riconosco. L'ultracycling mi ha cambiato, e in meglio: ho sempre avuto poca autostima, e ho scoperto di avere delle potenzialità insperate. Sono sempre stato uno che si arrendeva in fretta, ora sono uno che non molla. Ho sempre avuto un'indole ossessiva e un po' depressa: in questi anni ho capito di non poter controllare tutto, e mi sono allenato, in fondo, ad essere sereno.
Tre anni fa la Race Across Italy era solo un sogno. E ora ho capito che, per essere felici, serve proprio credere nei sogni.


PS: Potete seguire la gara live a questo link:


Sarà possibile visualizzare la posizione dei partecipanti sul percorso e la classifica in tempo reale.
La mia partenza è fissata per le 9.38 di venerdì mattina.

martedì 23 marzo 2021

Tra vaccini e mediofondo

Alla fine è passato un anno. Un anno dall'inizio della pandemia, un anno in cui morti e crisi economica hanno messo in secondo piano, giustamente, cose come la bici.
Iniziare la nuova stagione con determinazione non è stato facile: perché investire energie fisiche e mentali in un piano di allenamento quando c'è così tanta incertezza?
Tutto sommato ho resistito bene allo stress da covid: non ho mollato il colpo e la preparazione per la Race Across Italy è in dirittura d'arrivo, con le gambe che iniziano a girare bene. Ancora non ci sono certezze sulla possibilità di disputare la gara clou dell'anno, ma sono ottimista. 
Nel frattempo è praticamente certo che le altre gare in programma, quelle del GT Mediofondo, si faranno: come gare di interesse nazionale sono al riparo da eventuali cancellazioni, ma non essendo eventi di caratura internazionale come la RAI (che qualifica per la Race Arcoss America ed è Campionato Europeo 500 miglia), non sono soggette alle regole davvero stringenti di questi eventi. Dovrei riuscire a partecipare a 6 o 7 prove del Gran Trofeo, e poco importa se queste gare non sono tra quelle prioritarie nel mio calendario: tornare ad attaccare il numero sarà comunque bellissimo. 
Domani, poi, arriva il vaccino: a mezzogiorno farò la prima dose di Astrazeneca. Sono rimasto molto stupito dalla reazione emotiva che ho avuto dopo la telefonata che mi annunciava l'appuntamento: un mix di euforia e gioia che non mi aspettavo proprio. Perché, in un certo senso, questo è il primo passo verso una nuova normalità: una luce in fondo al tunnel.

martedì 9 marzo 2021

300 km tra i laghi

Alla fine il momento del primo vero lungo è arrivato. In gergo un allenamento come quello di questa domenica si chiama crash training: una sessione che alza di molto l'asticella e che è capace di provocare un vero e proprio shock. Se seguito da un adeguato periodo di recupero, un allenamento del genere dovrebbe farti fare un bel passo avanti nella preparazione.
A leggere queste cose si capisce che la teoria la conosco bene: è la pratica quella che mi manca. Perché, anche se non sono nuovo a queste distanze, mettermi in sella con l'idea di stare in bici per 12 ore mi fa ancora correre un brivido lungo la schiena. Sono molto lontano da certi atleti con cui mi è capiato e mi capiterà di gareggiare: gente che a questo punto dell'anno ha macinato 6-7000km, con decine di uscite oltre i 250. Io sono ancora a poco meno di 4000km, con solo 4 sessioni sopra i 200: niente male, ma chi va forte davvero è su un altro pianeta.

In ogni caso domenica mi sono messo in bici, alle 6 del mattino, e ho chiuso il mio allenamento alle 19 e 15. Poteva andare meglio, poteva andare peggio. Sicuramente non mi è capitata una giornata facile, con temperature sotto zero per le prime ore e una condizione non proprio riposatissima, al termine di una settimana con poche ore in bici, ma parecchi lavori ad alta intensità. 
E poi mi sono reso la vita difficile... Ho iniziato con una sessantina di km in pianura verso l'Alto Milanese, dove faceva ancora più freddo e dove ho tenuto per forza di cose una media parecchio bassa rispetto al previsto. Sulle basse colline tra varesotto e comasco le cose non sono andate meglio, e ho iniziato a scaldarmi solo salendo verso l'Alpe Tedesco, che ho affrontato da un versante inedito e parecchio duro. Poi tanta collina, con molti strappi antipatici, primo tra tutti quello di Morosolo. 
A metà allenamento o poco più la traccia che avevo preparato ripassava da casa: pranzo veloce, recupero scorte di gel, barrette e maltodestrine, e via, dopo 30 minuti spaccati. Ancora colline, con tanti falsipiani (non facili da trovare dalle mie parti), la valle del Teresa (freddissima) e tre salite  culminate con il Villaggio Olandese in una variante molto più dura di quella che scelgo di solito. Tra il 200° e il 240° km ho avuto un momento di leggera crisi, ma poi le cose sono andate meglio, soprattutto sul finale, col tramonto in riva al lago.

Mi sono passati per la testa tanti pensieri, positivi e negativi: le prime ore al freddo non sono state affatto facili e hanno condizionato molto il resto del giro, ma alla fine non posso lamentarmi. Come sempre, una volta arrivato a casa, ho pensato che, se fossi stato alla Race Across Italy, avrei avuto davanti altri 475 km... Ma a pensarci bene, viste le difficoltà che ho superato in questi 300, mi viene in mente la frase di Mel Brooks in Frankenstein Junior: "Sì può fare!!!"

PS: come sempre trovate questo e tutti i miei allenamenti su Strava! 

venerdì 12 febbraio 2021

Trovare il coraggio

Sono arrivato a un punto di svolta, nella preparazione della Race Across Italy. A 11 settimane dalla gara ho concluso uno dei periodi di allenamento più duri: 3 settimane di alti volumi e intensità crescente, rese ancora più toste dal clima non proprio ottimale di gennaio.
Tra rulli e uscite outdoor ho comunque fatto un buon lavoro: i test dicono che non sono molto lontano dai valori migliori che ho raggiunto l'anno scorso e le sensazioni non sono affatto male, soprattutto sulle lunghe distanze. Anche la bici è quasi pronta per l'avventura: finalmente ho montato le appendici e mancano solo un paio di piccoli upgrade.

Certo mi sarei volentieri evitato la stupida caduta di qualche giorno fa, a 200 metri da casa, ma sono cose che succedono e finché non ci si fa (troppo) male non c'è da preoccuparsi.
Mi eviterei volentieri anche i momenti di sconforto che a volte rischiano di rovinarmi la giornata. È sempre stato un tratto del mio caratteraccio, quello di avere qualche alto e basso nell'umore: col tempo ho imparato a gestire la cosa ma a volte, quando guardo la mappa della Race Across Italy il rischio di un mezzo attacco di panico è concreto. Pensare a quei 775 km, ai due mari (Adriatico e Tirreno) da toccare, all'idea di attraversare per due volte l'Italia (e nemmeno passando per la strada più veloce...) mi fa venire delle discrete vertigini.

Mi serve un po' di coraggio: il coraggio per ammettere che posso farcela, il coraggio di guardare senza timore alle 36 ore di pedalata (se va bene) e ai 10000m di dislivello che mi aspettano, il coraggio di pensare a come sarà il dopo: a come mi sentirò dopo aver raggiunto l'obiettivo a cui penso da 6 anni, a come mi sentirò ad aver realizzato l'impresa più grande che posso sperare di realizzare su due ruote.
Mi serve anche il coraggio per pensare a come potrei sentirmi se dovesse andare male, anche se paradossalmente non mi riesce difficile, e ho elaborato una serie di piani B per superare l'eventuale cocente delusione. Non ne parlo qui, perché rischio di essere prolisso, ma le idee come al solito non mi mancano, con la solita consapevolezza: che l'obiettivo più grande non è tagliare il traguardo di Silvi il 1° maggio, ma sorridere ogni giorno.