lunedì 21 ottobre 2019

Tra mulini e pozzanghere

Settimana scorsa ero stanco. Non tanto fisicamente quanto mentalmente. La mia è stata un'estate molto impegnativa, ciclisticamente parlando: più di 5000 km in tre mesi e circa 16 ore a settimana in sella non sono numeri esagerati in assoluto, ma lo sono per me, che fino a quest'anno non avevo mai avuto la possibilità di dedicarmi così intensamente allo sport.
Diciamo la verità: è bello essere stanchi. È bello, dopo una stagione intensa e piena di soddisfazioni, staccare la spina per un po'. Per quattro giorni non ho fatto nulla, ma proprio nulla, poi ho ripreso con un paio di giretti pigri, per un totale di poco più di 100 km in 7 giorni. Neanche 4 ore in bici: avevo proprio bisogno di un po' di riposo.
Alla fine è arrivata una bella mattinata di sole, domenica scorsa, ho preso la gravel e ho iniziato a pedalare verso sud, seguendo il percorso che da Castelletto  porta alla Valle del Ticino, al mulino di Marano, a Bellinzago e giù fino a Casette di Cerano. Uno sterrato facile, in mezzo alla natura, tra campi e boschi. La voglia di pedalare è tornata all'improvviso, ne è uscita una sgroppata su strade bianche da quasi 5 ore, con pure un pranzo inaspettato al festival dello Street Food di Oleggio.
Le pile si erano ricaricate, già pensavo ai giri di questa settimana, ai posti dove andare, agli allenamenti da fare, alle ore da passare in sella. E una dozzina di ore abbondanti sono riuscito a farle davvero, in questi ultimi 4 giorni. Forse sarebbero state di più senza la pioggia, ma ho pedalato anche sotto l'acqua, divertendomi come quand'ero bambino, tra una pozzanghera e l'altra. Ogni tanto mi sono sorpreso a pensare che era utile, quello che stavo facendo, che qualche ora in più in bici era d'obbligo, in vista delle gare di ultracycling dell'anno prossimo. Ma sono tutte balle, cose che mi racconto per trovare scuse e fare qualche km extra. La verità è che, adesso che non ho più gare, che le tabelle di allenamento si sono ridotte, che ci sono quei colori nei campi e quei tramonti sul lago, ho ancora più voglia di pedalare.

venerdì 27 settembre 2019

Benvenuto autunno

Ultimi impegni agonistici e non di un 2019 che finora è stato pieno di novità, divertimento e soddisfazioni.
A Oleggio l'ultima tappa del Gran Trofeo Mediofondo, la MF Andrea Noè. Una gara decisamente sulle strade di casa, visto che al decimo km mi concedo una fuga per salutare i parenti, che abitano proprio sul percorso. 40 km tra le colline e le vigne che adoro, la salita di Comnago (una di quelle che so a memoria) e ancora tante colline. Bello bello,  e sul tratto cronometrato non me la cavo nemmeno troppo male: resto nel gruppetto dei primi e chiudo 14° assoluto. Non ho speranze contro il mio rivale Davide Lorè, ma il secondo posto di categoria è comunque un buon modo di chiudere il campionato. Salgo sul podio anche nella classifica finale, al terzo posto,  purtroppo penalizzato dal default del cronometraggio alla MF Riso e Vino, che mi ha tolto un bel po' di punti.
In ogni caso, questo format si conferma molto divertente: l'anno prossimo non mancherò!
Sul fronte off-road, invece, ho partecipato a Brescia Gravel: 260 km tra le colline del Franciacorta e la pianura lombarda. Che dire? Non ci siamo piaciuti a vicenda fin dall'inizio, io e questa manifestazione. Il percorso non mi ha entusiasmato e l'organizzazione ha un po' penalizzato chi come me ha scelto di affrontare la prova in versione no-stop: chi si è fermato a dormire in tenda ha potuto usufruire di un ristoro con litri di birra, noi altri di nulla...
Poco male, forse è stato mio il problema, che non ho capito lo spirito di questa manifestazione. In ogni caso gli organizzatori, con cui ho avuto un fitto scambio di messaggi, si sono dimostrati sensibili al problema: un buon segnale, sperando che questi eventi siano sempre più capaci di coinvolgere tutti.

E adesso? Un paio di mesi "a marinare", calando un po' il ritmo ma non rinunciando ai lunghi e qualche gara di Ciclocross, poi tanto meritato riposo! Non so voi, ma io già sento il Natale nell'aria: cotechino, zampone, stufato e parecchie altre amenità!

venerdì 30 agosto 2019

Si può fare!!!

Il mio percorso estivo verso le ultra-distanze continua, e negli ultimi weekend ho fatto due passi importanti. Prima cosa, la notte: pedalare col buio, magari da solo, e lontano dai centri abitati, è una cosa mi intimoriva parecchio, ma lo scorso weekend ho fatto un bel respiro, mi sono preparato un caffè alle 11 di sera e sono salito in bici, ovviamente con una miriade di luci e catarifrangenti. L'esperienza è stata meno drammatica del previsto: è strano e un po' inquietante ritrovarsi in su una stradina buia, immersi nel silenzio, ma l'oscurità e la solitudine sono ottimi alleati, perché le macchine si vedono e si sentono con molto più anticipo. E poi la gente, quando ti vede illuminato come un albero di Natale che pedali tra le colline novaresi, rallenta, non fosse altro per farsi quattro risate.
Il secondo step è stato più impegnativo. La terza sfida di Assault To Freedom (The Real Assault) è una cosa del tutto diversa da quelle che avevo provato finora: passare minimo di 24 ore in sella su un massimo di 36. Non solo un giro molto lungo, quindi, ma un tipo di performance che richiede di pianificare attentamente il percorso, l'alimentazione e i tempi di recupero. E poi c'è il sonno, che da gestire non è semplice.
Salgo in bici sabato mattina alle 6, ripetendomi il solito mantra: "Se riesco bene, se non riesco bene lo stesso, avrò fatto comunque un gran bel giro". Il primo giorno lo passo tutto tra le salite del Vergante e le pianure novaresi, tra le colline biellesi e le risaie vercellesi. Non mi faccio mancare la classica pausa pranzo con patate e pollo allo spiedo, e torno a casa alle 22:30, con più di 14 ore pedalate e 351 km nelle gambe. Dormo 5 ore, e l'indomani sono in bici molto prima dell'alba, pronto ad affrontare le salite del varesotto e le colline del comasco. Le gambe vanno abbastanza bene, e le prime ore passano senza traumi. Poi inizia a fare caldo, e tra Cantello e Appiano Gentile fatico un po' a mantenere la lucidità. Mi riprendo grazie a un paio di soste extra, con gelato, spremuta d'arancia e tanta tanta acqua. Ormai mi manca poco più di un'ora per concludere la sfida, ma sono solo le 15, e ho tre ore a disposizione. Guardo il Garmin, faccio due conti e in tempo zero mi invento un obiettivo ancora più folle: continuare e cercare di chiudere le 36 ore con 600 km.
Aumento il ritmo e sulle ultime colline tengo i 27 e mezzo di media. Arrivo a casa provato come non sono mai stato, ma con all'attivo 604 km e quasi 7200 metri di dislivello in 25 ore e passa.
La sfida è conclusa, ce l'ho fatta alla grande e soprattutto, per un giorno e mezzo, la bici mi ha dato sensazioni bellissime. Era questo il mio più grande dubbio: perché un conto è riuscire a portare a termine un'impresa, un altro è godersela. Ecco, ho scoperto che questo tipo di ciclismo mi piace, che fa per me, che mi viene bene. Tutto ciò mi apre un sacco di possibilità per la prossima stagione, perché ridendo e scherzando mi sono sciroppato, a livello di tempo, distanza e dislivello, più o meno tre quarti di Race Across Italy. E se difficilmente mi butterò su una gara così importante già nel 2020, qualche altro evento su distanze ultra potrei anche pensare di affrontarlo. Insomma... Si può fare!!!

sabato 27 luglio 2019

I kilometri e l'istinto

La mia lunga vacanza è quasi finita: da giovedì prossimo indosserò la divisa e comincerò col nuovo lavoro, dopo due mesi esatti di pausa. Mi serviva questo periodo, per riprendermi dagli ultimi anni (che sono stati assai pesanti) e per prepararmi a questa nuova avventura. Mi servivano anche ciclisticamente, perché anche la mia vita sportiva è arrivata a un bivio, in questo 2019.
Il triennio 2016-2018 l'ho dedicato al 100% alle Granfondo, ma siccome sono un tipo volubile è arrivato il momento di cambiare,  e per parecchi motivi.

Primo: di GF ne ho fatte quasi 40, e quelle nella mia zona ormai le conosco a memoria. 

Secondo: in gara ho visto troppi incidenti, e troppi incidenti brutti. Se da una parte una percentuale non trascurabile dei corridori si prende rischi assurdi per un duecentesimo posto, dall'altra spesso è l'organizzazione delle singole gare che lascia a desiderare. Partecipare a una GF medio-piccola è un terno al lotto: magari tutto gira per il verso giusto, magari trovi le macchine in contromano dopo 15 km.

Terzo: preparare seriamente una stagione di granfondo, anche se sei un brocco come me (miglior piazzamento, ricordiamolo, 72° assoluto, 6° M1...) è un impegno totalizzante: allenamenti mirati, carico, scarico, tapering, picchi di forma e via dicendo. Tutte cose che mi piacciono da morire, ok, ma che lasciano poco spazio a quel mix di agonismo e divertimento che puoi trovare in altre gare, come ad esempio quelle del GT Mediofondo.

Quarto: le granfondo, parliamoci chiaro, sono una sfida col coltello tra i denti, non importa se arrivi primo o trecentesimo. A  me piace da matti mettermi in gioco, anche se le prendo sempre: mi piace arrivare a venti minuti dal primo e stringergli la mano, mi piace fare la volata per il novantesimo posto, mi piace vivermi tutto un campionato cercando di essere regolare, e magari anche portare a casa qualche risultatuccio, come il podio di categoria dell'anno scorso in Coppa Piemonte (per la cronaca, di gran lunga il circuito granfondistico con la miglior organizzazione tra quelli a cui ho preso parte). Però la sfida contro gli altri non è tutto: ho voglia di sfidare anche me stesso.

Quinto: la cosa che mi è mancata di più, in questi anni, sono stati i kilometri. Le GF sono lunghe, ok, ma per me le sensazioni più belle, in bici, sono quelle che trovo dopo 5, 6 ore in sella, e a quel punto il 90% delle gare è già finito. L'anno scorso non ho fatto nemmeno un giro oltre le 8 ore: La Fausto Coppi, chiusa in 7 ore e 10, è stato il giro più lungo, e anche in assoluto il più bello dell'anno. Sono arrivato a sentire il bisogno di tornare alle lunghe sgroppate che facevo qualche anno fa, me lo diceva l'istinto che le lunghe distanze erano quello che mi serviva. Ho sfruttato questi mesi di pausa anche per questo.

Non sono mai stato una persona avventata e non lo sarò mai: non ho deciso di punto in bianco di mettermi a pedalare su lunghe distanze, ho semplicemente aperto la mia mente a questa possibilità. Provo ad avvicinarmi a questo tipo di ciclismo, mi sono detto, vedo com'è, vedo se mi piace, capisco se fa per me.

Il primo passo è stato un giro da 8 ore e 208 km, collinare, con Silvia. Tutto ok.
Poi sono partito per il Monferrato, chiedendomi: mi piacerà passare 4 giorni in bici? La risposta è stata sì, e di bestia.
Ma il giorno più bello del mio weekend lungo è stato quello della Monsterrato, con quasi 10 ore in bici, e allora mi sono chiesto se non fosse il caso di provare qualcosa di più impegnativo. La risposta me l'ha fornita Instagram, dove ho trovato quei fulminati di Assault To Freedom, che propongono sfide a metà tra il ciclismo e l'ultracycling, toste e divertenti: una scusa per spingersi oltre i propri limiti, per vedere posti nuovi, per fare i pirla nelle Stories.

Il primo Assault che ho affrontato è stato Meters Matter, nella versione "semplice": 300 km, in un unico giro, con minimo il 70% del tempo totale in sella. Una bella scusa per costeggiare il Lago di Como, esplorare le colline tra Brianza e Varesotto e addentrarmi nella bassa Vercellese, abbondando anche, e parecchio, col kilometraggio: 350 km in 16 ore totali. Bello, bellissimo, 'na figata, ne voglio ancora.

L'Assault numero due è stato più duro, e mi sono anche complicato la vita: i 5000 metri di dislivello di Altitude Attitude li ho fatti tutti sulla stessa salita, Calogna, in un mini-circuito da 7,1 km e più o meno 220 m di dislivello. 23 giri, 211 km, 13 ore abbondanti con solo il 12% del tempo giù dalla bici. Il caldo è stato terribile, ma sono comunque sopravvissuto abbastanza bene da voler tentare un'altra impresa.

Ma quale? La risposta più ovvia sarebbe The Real Assault: 24 ore in sella su un massimo di 36, giusto per completare le tre sfide proposte da Stefano and friends nella "versione base". Ma settimana prossima non ho tempo e sinceramente ho bisogno di un po' di scarico: rimanderò, mi sa. Tanto non mi corre dietro nessuno! 

giovedì 11 luglio 2019

Cambio di vita

Sembrerà strano, ma non parlerò molto di bici, in questo post.
A differenza degli anni passati, in questi primi mesi del 2019 gare e allenamenti non sono stati affatto al centro dei miei pensieri, tutt'altro. Mi sono trovato, insieme a Silvia, ad affrontare uno dei periodi più complicati e tosti di sempre: abbiamo deciso di cambiare totalmente vita, lasciando un mondo, quello della ristorazione, che ci ha dato tanto ma stava schiacciando noi due e il nostro futuro. Dopo più di 7 anni abbiamo chiuso il nostro bistrot, salutando con un po' di commozione tante persone che da clienti, col tempo, si sono trasformati in amici. 10 ore di lavoro al giorno sempre di corsa, la sveglia molto prima dell'alba, non avere nemmeno il tempo di sedersi per pranzare a mezzogiorno, non poter immaginare un futuro diverso per la nostra famiglia. Questi e molti altri sono i motivi che ci hanno fatto dire basta, senza rimpianti, senza ripensamenti e soprattutto senza debiti, condizione non da poco, quest'ultima, che mi permette di aggiungerne altre due: con leggerezza e con il sorriso.
Ci siamo dati da fare e Silvia ha trovato lavoro in pochissimo tempo: il 31 maggio abbiamo chiuso l'attività, il 3 giugno ha iniziato a lavorare. A me è andata anche meglio: non solo ho trovato esattamente il lavoro che volevo e proprio nel posto a cui puntavo di più, ma inizierò solo il primo agosto, e un paio di mesi di pausa mi servono proprio. Perché se dal lato pratico questo cambio di vita è andato via liscio come l'olio, sul piano emotivo, per me che in questo senso sono praticamente una ragazzina di quindici anni, è stato decisamente impegnativo.

Passiamo alle cose serie: cosa farò. Dopo sei mesi passati più sui libri che in bici, dopo una bella serie di concorsi pubblici che assomigliavano da morire alle mie gare di quest'anno (spesso sul podio, ma mai vincitore), alla fine sarò assunto da un Comune non troppo lontano da casa, un Comune bellissimo, sulle sponde del Lago che amo tanto. Entrerò in servizio il primo agosto e sarò agente di Polizia Locale, e qui torniamo alla bici, perché l'idea di entrare nelle forze dell'ordine non mi sarebbe mai venuta se non mi avessero investito mentre mi allenavo, a novembre, e se sul posto non fosse intervenuto un agente capace, che ha trovato i testimoni, ricostruito l'accaduto e fatto il suo dovere con responsabilità e diligenza. È stato allora che ho iniziato a pensare che quello potesse essere un mestiere adatto a me: un lavoro estremamente vario, che si svolge in buona parte all'aria aperta, dove serve usare la testa ma non stai 8 ore al computer. E soprattutto un lavoro che mi permetterà, nel mio piccolo, di essere utile al prossimo, di servire la comunità.

E questo è tutto, più o meno. Dal primo agosto vestirò la divisa, e se ci penso non mi sembra vero. La vita prende pieghe davvero inaspettate, e questa è una cosa bellissima.

Tornando alla bici... A giugno ho pedalato parecchio. 1756 km, col viaggio in Monferrato che resterà tra i miei ricordi ciclistici più belli. Ho saltato la penultima prova del GT Mediofondo, questa domenica, a causa lieve malessere, ma il campionato ormai era andato: Davide Lorè aveva già un buon vantaggio, è in forma strepitosa e sono contento di giocarmi il podio alle sue spalle. Ultima prova a inizio settembre, sulla salita di Comnago. Fino ad allora niente gare, e avere un sacco di tempo libero per me vuol dire solo una cosa: fare km, a partire dai 300 che mi sparerò a inizio settimana (credo martedì) per l'Assault To Freedom. Perché quella degli extralunghi è una mia fissa da anni, e mi sa che è arrivato il momento di dedicarmici seriamente. Ma di questo parleremo un'altra volta. 

martedì 25 giugno 2019

Monferrato Gravel Weekend - Giorno 4 - Un ritorno a tutta!


Quando suona la sveglia sono un po' triste, perché il mio viaggio sta per finire, e un po' preoccupato, perché non so se le gambe ce la faranno a portarmi a casa, dopo i 190 km di ieri.
Alle 7:45 sono in sella, dopo la splendida colazione offerta dai gentilissimi titolari del B&B dove ho alloggiato, e mi avvio piano piano verso Casale Monferrato. In teoria dovrei arrivare a casa entro l'una,  perché alle 14:30 ho l'esame scritto di un concorso in quel di Rancio Valcuvia (dovrò pur trovarlo, prima o poi, un lavoro...), ma sono pessimista sulla possibilità di arrivare in tempo.
Ho scelto la via più breve, per questo quarto giorno: 100% asfalto (di sterrato ne ho fatto abbastanza ieri!), passando per Vercelli e le colline novaresi. Già sulla salita verso Camagna mi sembra di stare abbastanza bene, anche se continuo mordere il freno. Prima di Casale faccio una breve pausa caffè, e anche quando riparto sembra tutto ok. Provo a spingere un po', e le gambe rispondono bene, così ci prendo gusto. Nel giro di una decina di minuti nella mia mente il viaggio di ritorno si è già trasformato in una sfida: tornare in tempo per il concorso, anzi di più, vedere quanto riesco a spingere dopo i 430 km percorsi negli ultimi 3 giorni, con una bici stracarica da portarmi appresso, con un sacco di off-road e una delle manifestazioni gravel più toste d'Italia nelle gambe. 
Non esagero, certo, ma sugli infiniti stradoni della bassa Alessandrina, Vercellese e Novarese mi metto a 28-30 all'ora fissi, sempre in bilico tra la Z1 e la Z2, stando al cardiofrequenzimetro. E allora succede una cosa strana e bellissima, di quelle che solo chi ha un po' di dimestichezza con gli sport di endurance può capire: più pedalo e meno sono stanco, più spingo e meno faccio fatica.
I paesi e i paeselli scorrono via veloci, le risaie verdissime sono uno spettacolo. Supero Vercelli, faccio una tappa veloce a San Nazzaro Sesia, a Suno mi accorgo di essere in netto anticipo, e trovo il tempo anche per salutare fratelli e genitori, che abitano da quelle parti. Arrivo a casa alle 12:20. 116 km in 4 ore e 20, a 26,6 di media, che sono pochi in generale ma non così pochi per me, con 18 kg tra bici e bagagli, copertoni da 38mm e centinaia di moscerini spiaccicati in faccia.
Dopo essermi riempito gli occhi delle bellezze del Monferrato, dopo una Monsterrato all'insegna della collaborazione e dell'amicizia, oggi mi sono goduto il piacere solitario della sfida con me stesso, e tutte quelle sensazioni che provi solo dopo tanti, tanti km.

C'è stato tutto quello che doveva esserci, in questo viaggio, e da questa esperienza ho ricavato più di quanto sperassi. Perché quando sei da solo, in mezzo alle risaie, trovi il tempo per pensare, per riflettere, per capire tante cose che non hai avuto modo di capire prima. Non importa se fai il giro del mondo o se come me vai solo in Monferrato: un viaggio ti lascia sempre qualcosa, ti fa sempre crescere, è sempre, in qualche modo, un rito di passaggio; e di riti di passaggio un po' ne ho bisogno, adesso che sto cambiando lavoro, adesso che sto cambiando vita. 
Un consiglio per tutti quelli che vorrebbero partire, ma che sono indecisi: fatelo. Fatelo perché viaggiare in bici è un'esperienza bellissima, fatelo perché non è affatto difficile, fatelo perché è utile, e fatelo perché la vita è una sola, ed è il caso di riempirla di cose belle.

I numeri della mia avventura? Ecco i gran totali:

4 giorni (75h25m per la precisione) 
546,44 km totali 
170 km di sterrato 
3451m di dislivello 
25h39m in sella
Divertimento... non quantificabile! 

Per la cronaca, sono arrivato in tempo al concorso e ho pure passato gli scritti. Mi sa che tra un po' mi toccherà ricominciare a lavorare davvero...

 

domenica 23 giugno 2019

Monferrato Gravel Weekend - Giorno 3 - La Monsterrato


Ed eccoci al giorno più lungo, il giorno della Monsterrato. Sveglia prestissimo, colazione al volo e subito in bici per raggiungere Camagna Monferrato, sede di partenza: siamo iscritti in circa 200, ma ci sono 4 percorsi con partenze separate, e ad aver scelto il più lungo siamo solo in 11. Giusto il tempo di conoscere i miei compagni di  avventura e si parte: 179 km di cui quasi la metà su sterrato, con 1800 metri di dislivello.
Il percorso lo si spiega in due parole: bello e durissimo. Un susseguirsi continuo di salite dure e morbide, di fondi di ogni tipo, con strappi micidiali (parecchi oltre al 20%) e discese rilassanti. Il tutto immerso in un panorama eccezionale.
Un'esperienza così va vissuta al 100%, quindi niente action cam, niente video, giusto due foto e tre o quattro stories: mi godo la giornata senza filtri, con Michele, Biagio e il navigatore Gianluca, ottimi compagni di viaggio.
Ciliegina sulla torta, l'organizzazione: ho preso il conto dei ristori, abbiamo trovato incroci presidiati alle 3 del pomeriggio e ogni due per tre una macchina dell'organizzazione saltava fuori per vedere come eravamo messi. Un impegno quasi commuovente, per 11 pazzi come noi.
Che soddisfazione, questa giornata:  forse l'evento più bello a cui ho partecipato, nel bel mezzo del mio primo viaggio in solitaria, con per di più gambe in ottima, ottimissima condizione. In 9 ore e mezza neanche un accenno di crampo, neanche un attimo di difficoltà. È davvero incredibile quello che corpo e mente possono fare. E dire che 8 anni fa fumavo ed ero in sovrappeso...