lunedì 12 aprile 2021
Ansia e trepidazione
martedì 23 marzo 2021
Tra vaccini e mediofondo
martedì 9 marzo 2021
300 km tra i laghi
mercoledì 3 marzo 2021
I miei piani di riserva
Questa è una domanda che mi faccio spesso, soprattutto in un momento di incertezza come come questo. Non soltanto potrei trovarmi a non essere in grado di terminare la gara su cui punto di più, la Race Across Italy: dietro l'angolo c'è sempre il rischio che una nuova fiammata pandemica cancelli la competizione. Qualche giorno fa c'è stata una una riunione in streaming con gli organizzatori: per ora è tutto confermato, ma in caso di zona rossa la gara salterebbe. Mancano quasi due mesi, certo, ma i dati degli ultimi giorni sono tutt'altro che confortanti.
I dubbi ci sono, insomma, e sono parecchi, così ho elaborato una serie di piani di B, per cercare in ogni caso di tirare fuori il massimo da questa stagione.
- La RUR: mi sono già iscritto alla Romagna Ultra Race. Se la RAI dovesse saltare o andare male potrò subito rimettermi in gioco. Se sarà andata bene beh... Partirò da Forlì full gas!
- L'UltrApuane: a fine agosto vorrei tornare a confrontarmi con le colline e le montagne toscane. Dopo il podio dello scorso anno sul precorso Experience da 350km, l'idea è di cimentarmi sui 600km della prova Challenge.
- Le Mediofondo: anche se può sembrare fuori tema, vista la mia predilezione per le lunghe distanze, COVID permettendo non mi farò mancare il Gran Trofeo Mediofondo, che consiste, in sintesi, in una serie di cronoscalate con contorno dì randonnèe: competizioni di 10-30 minuti da fare davvero a tutta, in pratica quasi l'esatto opposto di quel che faccio di solito. Sicuramente non è la mia specialità, ma cambiare prospettiva fa bene.
- L'Year Rounder Challenge: l'ultracycling non è solo pedalare per tante ore o tanti giorni senza fermarsi; è regolarità, è costanza. Ci sono tante sfide che durano un anno intero, prima tra tutte il Challenge annuale della World Ultra-Cycling Association, che conteggia le miglia percorse durante l'anno in giri da minimo 90 miglia (145km): a 3000 miglia (4830km) si conquista la Gold Medal, a 5000 (8050km) la Platinum, e ci sono molte classifiche parziali con cui divertirsi. Nel 2020, un po' inaspettatamente, ho conquistato il traguardo più semplice (ne parlerò prossimamente in un post); quest'anno punto alle 5000 miglia. Bastano 34 uscite da 145 km, in fondo, e valgono anche i giri virtuali, quindi anche in caso di lock-down duro ci si potrà lavorare.
- Il PHAMR: ovvero Personal Highest Annual Miliage Record, molto più semplicemente la massima distanza annuale percorsa. Dovrebbe essere un piccolo traguardo che vien da sé, con tutto quel che ho messo a bollire in pentola. Al momento il mio best è proprio del 2020, con 17885,8km. Arriverò a 20000?
- I rulli (ancora...): durante il lock-down dell'anno scorso Zwift è stata un'ancora di salvezza. Salire di livello, completare nuove routes e fare qualche gara potrebbero essere ottimi motivi per continuare a pedalare.
- I social: di cose da dire ne ho tante, e nel mucchio potrebbe anche essercene qualcuna non troppo stupida. Ho un canale YouTube con parecchi iscritti fermo da quasi due anni, questo blog, Instagram e Facebook. Ecco un obiettivo che vorrei realizzare da subito: buttar giù almeno un post a settimana, anche corto, giusto per raccontare quello che faccio e non dimenticare le poche cose vagamente intelligenti che a volte mi passano per la testa.
- La RAI dell'anno prossimo: male che vada mi consolerò pensando che un anno in più di allenamento e di abitudine alle lunghe distanze mi porterà ad essere pronto per la Race Across Italy del 2022... Perché ci sono mille cose che potrebbero andare storte, ma una cosa è certa: io non mi arrendo!
venerdì 12 febbraio 2021
Trovare il coraggio
sabato 9 gennaio 2021
Quel che resta del 2020
Dei buoni propositi per l'anno nuovo e delle sfide che affronterò nel 2021 ho già parlato in questo post. Adesso vediamo cosa ho fatto nel 2020 e soprattutto cosa ho imparato dall'anno che è appena passato.
I numeri
Come sempre parto dalla mia grande passione: le statistiche. 17.885,8 km, 180.298 m di dislivello, 670 ore e 9 minuti in sella. Non sono numeri che fanno girare la testa, tutt'altro: molti degli ultraciclisti con cui ho la fortuna di competere hanno percorrenze annue di oltre 25.000km, alcuni atleti superano i 35.000, fino al caso incredibile di Daniele Rellini, atleta paralimpico e nonstante ciò campione italiano ultracycling 24 ore, con oltre 50.000 km. Chapeau.
I miei numeri non hanno nulla di eccezionale, ma sono speciali per me: perché dietro ad ogni ora in sella c'è una piccola storia, perché dietro ad ogni metro di dislivello c'è la voglia di migliorarmi, perché dietro ad ogni kilometro c'è un sorriso. Non prendete in giro chi fa sport e vi ammorba con i suoi racconti e i suoi numeri: che siano 10 km o 10.000, che si tratti di una corsetta o di una ultramaratona, per chi vive di sport ogni piccolo risultato è una grande conquista.
Dove posso arrivare
Il 2020 è stato in un certo senso un anno di rodaggio e soprattutto di test. Anche se non esiste una vera e propria gerarchia tra le gare di ultraendurance, di fatto ho gareggiato in quella che potremmo definire la serie B dell'ultracycling: campionati italiani ed europei 12 ore e ultrafondo da 350-400 km. Sono arrivati dei risultati che non mi aspettavo, ma soprattutto ho capito di avere le possibilità per passare alla serie A. Nel 2021 la gara più corta sarà da 600 km, e sarò al via della Race Across Italy con la consapevolezza di poter concludere la gara.
Il riposo è il mio alleato
Può sembrare paradossale per uno che punta a stare in bici per 35 ore senza dormire, ma nel 2020 ho capito che per migliorarsi davvero il riposo conta molto più dell'allenamento. Non importa quanto ti alleni duro, quel che conta è arrivare pronto e riposato agli allenamenti duri, per trarne il massimo. Ho smesso di guardare ore e km che passo in bici (se non per pura curiosità e amore per i numeri): è molto più utile fare attenzione alle ore di sonno, al riposo tra una sessione e l'altra, a minimizzare lo stress della vita di tutti i giorni.
Il pensiero è il mio nemico
L'economia di energie è fondamentale negli sport di ultraendurance, e non è solo la fatica fisica a farci consumare energie. C'è la fatica mentale, e servono strategie per ridurla. Bisogna evitare ogni pensiero che non sia funzionale a ciò che stiamo facendo. Quando sono in bici ho imparato ad eliminare i pensieri superflui e in gara lascio spazio solo a quelli davvero essenziali. Pedala, mangia, accendi le luci, attento al tornante, tra 70 km c'è la time station, mettiti in posizione aero, bevi, il primo è avanti di 5 km, attento, non fare cazzate, pedala, tra mezz'ora inizia a cercare una fontanella, pedala, mangia ancora: questo più o meno è quello che mi passa per la testa quando mi alleno o gareggio. Alla 12 ore del Montello c'era un tratto pianeggiante di una decina di km: lì, nonostante la pioggia battente, i lampi e i tuoni, lì potevo ascoltare il totale silenzio nella mia testa. Per quasi venti minuti non pensavo assolutamente a nulla: un'esperienza strana ma meravigliosa, tanto che alla fine di ogni gara arrivavo stanco fisicamente, ma fresco, anzi quasi rigenerato, mentalmente.
L'organizzazione è un must
Per poter affrontare una gara estrema e per poterlo fare senza patemi d'animo (e quindi pensieri energeticamente dispendiosi) bisogna essere organizzati. Dalla pianificazione della trasferta al calcolo dei grammi di carboidrati da assumere, dal bed and breakfast dove dormire prima della gara all'abbigliamento da spedire ad ogni time station, dal kit per eventuali riparazioni alle batterie di scorta per luci e sensori: tutto deve essere pronto e ogni mossa deve essere pianificata. Con una tabella di marcia chiara e, per quanto possibile, in grado di prevedere ogni intoppo, tutto diventa più facile. L'ho imparato al Time Trial di Bagnolo: lì ero decisamente disorganizzato ed è andata piuttosto male.
Non ti puoi inventare niente
Questa frase me l'ha detta Federico Caretta, campione europeo 24 ore, ancora al Time Trial di Bagnolo (che poi erano i campionati italiani). Non si può restare al picco di forma per sempre: il lavoro fatto durante l'anno ti porta ad essere in forma in un certo momento, di solito per un evento in particolare. Poi la forma, semplicemente, non c'è più, i valori calano inesorabilmente e bisogna saperlo accettare. Sia io che Federico eravamo andati molto forte agli europei di inizio agosto (con le dovute proporzioni, perché lui va molto più di me!): lui aveva vinto la 24 ore, io avevo chiuso al secondo posto la 12 ore. A fine settembre, però, il picco l'avevamo salutato da parecchio, e infatti siamo andati parecchio male al Time Trial. Sempre con le dovute proporzioni: io molto peggio!
Tieniti pronto a tutto
Fin qui ho parlato soprattutto di bici, ma il 2020 è stato l'anno del COVID, dei lock-down, della pandemia. Il principio dell'economia dei pensieri vale anche quando non pedali, perché se ti alleni 20 ore a settimana e lavori (magari come nel mio caso in Polizia, quindi a stretto contatto con tutto quello che è stato il disastro di quest'anno) lo stress e i pensieri negativi sono sempre in agguato. Ho imparato a non stupirmi di nulla, e a mettere in atto tutta una serie di strategie mentali capaci di farmi accettare il presente senza farmi troppe domande. Eccone tre:
- Non c'è niente di nuovo sotto il sole: questo è il mio mantra quando si parla di epidemie, mezzi colpi di stato, complotti, complottisti, cittadini attenti e rispettosi, politici blateranti e politici che invece fanno il loro dovere. Buoni e cattivi, intelligenti e stupidi, siamo tutti nello stesso calderone umano, lo stesso calderone da millenni. Semplicemente, non perdo tempo a pensare a queste cose: mi informo, prendo atto della situazione, non mi stupisco e vado avanti per la mia strada.
- Non pensare a ciò che non puoi cambiare. Avrei tanto voluto andare a vedere qualche mostra a Milano, quest'inverno, o a trovare i miei genitori a Natale, ma siccome la mobilità è ridotta e il buon senso mi dice di evitare, non perdo troppo tempo a pensare a ciò che non posso cambiare. Piuttosto attuo strategie alternative: dalle videochiamate ai rulli interattivi, dal telelavoro alle serie TV, siamo diventati tutti abbastanza bravi in questo.
- Obiettivi, obiettivi, obiettivi: le energie mentali che risparmio in questo modo le uso per inventarmi nuovi obiettivi compatibili con il momento storico. Il Tour du Zwift? Almeno un'ora di Yoga a settimana? Allenarmi ogni giorno per tutta la quarantena? Leggere e vedere ogni oper a canonica della saga di Star Wars? Va bene tutto, l'importante è avere un target da raggiungere.
Do it with love
Proprio lo Yoga, e in particolare i video di Yoga with Adriene, mi hanno fatto capire l'importanza dell'amore. Un concetto per forza di cose abusato e stereotipizzato, che però ha un grande valore e una grande potenzialità. Mi sono abituato a cercare di fare ciò che faccio with love. Il lavoro, la bici, i libri che leggo, le serie tv che guardo, i mestieri di casa: ogni azione banale può diventare speciale se siamo capaci di trasformarla in un gesto di amore, non solo verso gli altri, ma soprattutto verso noi stessi. Ok, ditemi pure che sono banale, non me ne frega niente: io mi sveglio ogni mattina col sorriso. E voi?









