lunedì 16 dicembre 2019

100 volte Calogna

Se andate in bici lo sapete bene: ci sono delle strade, delle salite, dei posti, che in qualche modo, col tempo, diventano speciali. Uno di questi, per me, è Calogna, una salita che non ha nulla di particolare, in realtà: 4,5 km al 6,7% per arrivare da Lesa, sulle sponde del Lago Maggiore, a circa 550 metri sul livello del mare. Non è un'ascesa difficile, non ha nulla di epico e nemmeno il panorama è dei più belli, se paragonato agli scorci da cartolina di altre salite, come Comnago e Massino, a nemmeno un km di distanza. 
Ma quella di Calogna è stata la prima salita vera che ho affrontato: era il marzo del 2015, mi ero appena iscritto alla squadra amatoriale del mio paese, il Velo Club Sestese, e insieme a Paolo, un neo compagno di squadra ed ex dilettante, stavo pedalando come al solito sulla SS33, per il classico avanti e indietro in riva al lago. "Dai, ti faccio fare una bella salita" mi aveva detto lui, e non mi ero certo tirato indietro; così al fatidico semaforo dopo lo strappetto di Villa Lesa, invece di tirare dritto come ero abituato a fare avevamo girato a sinistra, iniziando a salire. 
Forse da quella prima ascesa potevo già capire quale fosse la mia indole ciclistica: invece che attaccare con foga le prime rampe mi ero focalizzato sulla regolarità, sul risparmio energetico. Già da quel momento avrei potuto avere qualche precognizione delle mie future velleità da ultracyclist. O forse, più semplicemente, allora come oggi non ero il tipo di ciclista che ama fatica e sofferenza... Piano piano, pedalata dopo pedalata, ero arrivato in cima, in quasi 25 minuti, non troppo cotto e soprattutto felice come una pasqua.
Da quella prima volta, per me è diventata un must, Calogna. Non disdegno le altre salite, sia chiaro, ma lei è vicina, ha le pendenze giuste per fare i lavori specifici, e poi mi fa sentire a casa. Non dico che sia la mia salita preferita, ma sicuramente è quella che mi mette maggiormente a mio agio: a volte in 20 o 25 minuti, a volte in 15, a volte seguendo le tabelle e a volte per puro piacere, in questi anni l'ho affrontata tante, tante volte, fino in cima o fino a metà, a seconda del momento e dei programmi di allenamento.
Un paio di settimane fa è arrivato il giorno fatidico, quello del mio Calogna completo numero 100 da quel marzo 2015.
Sono cambiate tante cose, in questi 4 anni e mezzo, in questi 100 Calogna. Lavoro, vita, obiettivi sportivi, stati d'animo. Ogni volta, su per quei tornanti, mi sono ritrovato a pensare a mille cose, perché nulla come la bici, con quel ripetersi rituale di movimenti, ti invita a riflettere, a capire, a prendere contatto con te stesso. Piano piano è diventato un posto speciale, Calogna, forse il più speciale, ciclisticamente parlando, e continuerà ad esserlo. Nuova stagione e nuovi obiettivi, nuova vita e nuovi problemi: quando avrò bisogno di pensare, o magari di non pensare, saprò dove andare.

giovedì 21 novembre 2019

Le salite e la memoria

Il mio nuovo lavoro da Agente di Polizia Locale mi porta spesso a partecipare a varie cerimonie pubbliche, in rappresentanza del Comune per cui lavoro. Questa domenica mi sono ritrovato a portare il Gonfalone alla cerimonia commemorativa di una battaglia della Seconda Guerra Mondiale di cui, a dire il vero, non avevo mai sentito parlare: la Battaglia di San Martino.
Fino a pochi giorni fa per me San Martino era solo una salita da affrontare in bici, e nemmeno di quelle facili: una decina di km molto irregolari, con rampe oltre il 15% e, proprio in cima, una chiesetta e un paesaggio idilliaco.
Domenica invece ho scoperto che nemmeno 80 anni fa, intorno a quella chiesetta, sui versanti di quel monte che ho scalato in sella alla mia bici, si è svolta una battaglia cruenta. Ho scoperto che a pochi metri da dove ho pedalato con spensieratezza, preoccupato al massimo per cadenza e wattaggi, sono morti 38 ragazzi come me, ragazzi che invece di godersi il paesaggio e pensare alla prossima gara combattevano per la libertà contro i nazifascisti.
Tra quei partigiani c'erano persone di ogni tipo, con idee molto diverse: democristiani e comunisti, socialisti e monarchici, uniti dalla consapevolezza che soltanto in un mondo libero avrebbero potute esprimerle, quelle idee.
Mi sono commosso, alla cerimonia di commemorazione, perché a un certo punto mi sono reso conto che intorno a me c'erano persone proprio come quei soldati: di destra e di sinistra, atei e cattolici, italiani e non. Persone diverse, ma insieme.

Mentre la banda suonava ho pensato parecchio a me, alla mia vita: se oggi posso pedalare spensierato su e giù per le montagne, se posso vivere la mia vita affettiva e sentimentale come meglio credo, se posso dire quello che mi pare e scrivere queste righe, è anche grazie a chi si è sacrificato tre quarti di secolo fa.
Dovremmo pensare più spesso a queste cose, non dimenticare che la terra sotto alle nostre ruote è stata teatro di scontri ed orrori, di gesti eroici e sacrifici. Dovremmo rammentare che la libertà non è una condizione al contorno, che va difesa.
Dedicare un attimo di tempo al ricordo dei nostri caduti non costa nulla. Magari ci permetterà di apprezzare un po' di più ciò che abbiamo, di lamentarci un po' meno di quelli che chiamiamo problemi e che in realtà sono soltanto minuscole scocciature, godendoci con la giusta consapevolezza una salita alpina. 

venerdì 15 novembre 2019

Un GT spettacolare

Non ho mai capito se si tratta di un pregio o di un difetto, fatto sta che sono una persona che dice quello che pensa senza mezzi termini. Più di una volta mi è capitato di dare un giudizio negativo a gare e manifestazioni, e qualche volta mi sono sorbito pure le lamentele degli organizzatori.
Con questo post però non corro rischi, perché vi parlo di un campionato che ha superato ogni più rosea aspettativa: il Gran Trofeo Mediofondo.
Sarò breve, anzi telegrafico:

  • 8 prove, tra gli 80 e i 95 km, più che abbordabili per qualunque cicloturista ma avvincenti per chi vuol fare gara vera.
  • Percorsi con paesaggi e panorami piacevolissimi. 
  • Estrema attenzione alla sicurezza, anche grazie alla formula articolata in tre parti: tratto cicloturistico dietro auto, salita cronometrata del tutto chiusa al traffico e ritorno libero in stile randonnèe. 
  • Ristori sempre ben forniti, a volte addirittura sovrabbondanti. 
  • Organizzatori non solo disponibili ma capaci di coinvolgere i partecipanti, sul campo gara e sui social, con classifiche sempre aggiornate e foto professionali gratis di tutti ma  proprio tutti i partecipanti.
  • "Confezione" ben riuscita: logo, colori, gadget... Si vede che dietro a molti dettagli c'è stata una cura non comune, che alla fine ha reso il tutto accattivante.
  • Costi: nel 2019 l'iscrizione ad ogni singola prova costava 10€. Un quarto o un quinto di quello che costano in media le granfondo. E molte granfondo a cui ho partecipato sono lontane anni luce da queste "garette", sotto ogni punto di vista. Per il 2020 è previsto un piccolo adeguamento (tranne che per chi si iscriverà a tutte e 8 le prove), assolutamente sacrosanto alla luce dei punti precedenti e di quanto segue.
  • Atmosfera: forse è un parametro poco quantificabile, ma a tutte le prove del GT ho trovato un'atmosfera distesa, allegra e amichevole, assai lontana a quella che si respira in altre competizioni amatoriali. Il merito va ancora una volta alla formula azzeccata, agonistica ma non solo, competitiva ma anche godibile e divertente.
Ultimo punto, che merita una trattazione un po' più approfondita: la premiazione, che si è svolta sabato sera a Livorno Ferraris. Le premesse erano buone, ma sono rimasto basito di fronte a quello che gli organizzatori hanno messo in piedi: medaglia ricordo in metallo per centinaia di finisher, targa per tutti i premiati (7 per categoria) e in più, sempre per la top 7, bottiglie di spumante, occhiali NRC e parecchi altri gadget; per i vincitori maglia di campione e per il concorrente con meno punti in assoluto maglia nera. Tutte cose che restano, oggetti che magari ti ritroverai a guardare tra 20 anni e ti faranno balenare in mente un ricordo, un'emozione. Tutte cose che in certi circuiti granfondistici rinomati e costosi sono sostituite da cesti scarni di prodotti scadenti, solitamente offerti gratis dagli sponsor. Per chiudere in bellezza la serata, dopo la presentazione del calendario 2020, dal fronte ciclistico ci siamo spostati su quello mangereccio: aperitivo, due primi e dolce con ottimi prodotti locali. Anche la pancia vuole la sua parte... 
Che dire, in conclusione, a parte che (anche sforzandomi) non riesco a trovare qualcosa che non sia stato più che ben fatto, in questo campionato? Che un premiuzzo l'abbiamo portato a casa anche io e Silvia, rispettivamente terzo M1 e seconda W1. E che col GT ci si rivede l'anno prossimo! 

lunedì 4 novembre 2019

Heatmap e libertà

Ogni tanto, tra i commenti ai post che l'algoritmo di Facebook mi propone, saltano fuori le perle di saggezza dei ciclo-presi-male. Sono una categoria molto attiva, e sono sempre pronti a pontificare: il ciclismo vero è quello di una volta, contano le gambe, chi si allena col misuratore non sa divertirsi, io Strava non ce l'ho e chi lo usa è uno sfigato. Ma ce la fate, gente? Al di là del fatto che ognuno è libero di fare quel che vuole senza sentirsi giudicato da una mandria di pettegoli, io mica ho nulla da dire contro chi monta pedali flat su una bici in acciaio e non ha manco il computerino anni '90 col filo; anche se sono uno che si allena col misuratore, passa le ore su Strava e del ciclismo di una volta gliene frega relativamente poco. Viva la libertà, viva lo scambio, viva il confronto costruttivo, perché da chi è diverso si può sempre imparare. O almeno così la penso io.
Su una cosa, però, sono intransigente, perché credo che esista uno strumento tecnologico che ogni ciclista potrebbe apprezzare, che ad ogni pedalatore potrebbe tornare utile, che per tutti, ma proprio tutti, sia una gran figata: la Heatmap. Per chi non la conoscesse, si tratta una delle funzioni di Strava Summit, che permette di visualizzare tutti i percorsi su cui avete pedalato, evidenziando con sfumature diverse, dall'azzurro al rosso, le strade che battete di più.
Messa così non sembra nulla di che, ma provate a ragionare al contrario: tutte le strade grige, tutte le strade non evidenziate, sono strade ancora da scoprire. Salite, discese, lunghi rettilinei in mezzo alla pianura: ogni volta che apro la mia Heatmap mi perdo in quel dedalo di percorsi possibili, e scalpito dalla voglia di rimettermi in bici.  Perché intorno a quelle strade e a quei sentieri ci sono prati e boschi, paesi e montagne che non ho mai visto, e il desiderio di scoprirli, la voglia di calcare con le mie ruote quell'asfalto o quella ghiaia è irresistibile.
In quest'autunno umidiccio mi sono ritrovato tante volte a pedalare tra colline mai viste e risaie inedite, e quasi ogni giorno finisco per avere due schede aperte, sullo smartphone: una con la Heatmap, l'altra col generatore di percorsi. Un angolo di Monferrato, una straduzza nel biellese, tutta quella pianura in Lomellina ancora grigie sono uno sprone che la mia anima da gattaccio randagio non può ignorare. E allora traccio giri ipotetici, mi invento qualche scorciatoia e un mare di deviazioni, e non vedo l'ora che arrivi il weekend, per ritrovarmi immerso in quei paesaggi, ad ammirare dei panorami che, davanti all'app, potevo solo immaginare.

PS: volete fare un giro sul blog di un altro fissato con le Heatmap, che fa dei giri da paura e distribuisce pure kudos gratuitamente? Seguite Il Pippy, non solo sul blog, ma pure su Strava e Instagram!

lunedì 21 ottobre 2019

Tra mulini e pozzanghere

Settimana scorsa ero stanco. Non tanto fisicamente quanto mentalmente. La mia è stata un'estate molto impegnativa, ciclisticamente parlando: più di 5000 km in tre mesi e circa 16 ore a settimana in sella non sono numeri esagerati in assoluto, ma lo sono per me, che fino a quest'anno non avevo mai avuto la possibilità di dedicarmi così intensamente allo sport.
Diciamo la verità: è bello essere stanchi. È bello, dopo una stagione intensa e piena di soddisfazioni, staccare la spina per un po'. Per quattro giorni non ho fatto nulla, ma proprio nulla, poi ho ripreso con un paio di giretti pigri, per un totale di poco più di 100 km in 7 giorni. Neanche 4 ore in bici: avevo proprio bisogno di un po' di riposo.
Alla fine è arrivata una bella mattinata di sole, domenica scorsa, ho preso la gravel e ho iniziato a pedalare verso sud, seguendo il percorso che da Castelletto  porta alla Valle del Ticino, al mulino di Marano, a Bellinzago e giù fino a Casette di Cerano. Uno sterrato facile, in mezzo alla natura, tra campi e boschi. La voglia di pedalare è tornata all'improvviso, ne è uscita una sgroppata su strade bianche da quasi 5 ore, con pure un pranzo inaspettato al festival dello Street Food di Oleggio.
Le pile si erano ricaricate, già pensavo ai giri di questa settimana, ai posti dove andare, agli allenamenti da fare, alle ore da passare in sella. E una dozzina di ore abbondanti sono riuscito a farle davvero, in questi ultimi 4 giorni. Forse sarebbero state di più senza la pioggia, ma ho pedalato anche sotto l'acqua, divertendomi come quand'ero bambino, tra una pozzanghera e l'altra. Ogni tanto mi sono sorpreso a pensare che era utile, quello che stavo facendo, che qualche ora in più in bici era d'obbligo, in vista delle gare di ultracycling dell'anno prossimo. Ma sono tutte balle, cose che mi racconto per trovare scuse e fare qualche km extra. La verità è che, adesso che non ho più gare, che le tabelle di allenamento si sono ridotte, che ci sono quei colori nei campi e quei tramonti sul lago, ho ancora più voglia di pedalare.

venerdì 27 settembre 2019

Benvenuto autunno

Ultimi impegni agonistici e non di un 2019 che finora è stato pieno di novità, divertimento e soddisfazioni.
A Oleggio l'ultima tappa del Gran Trofeo Mediofondo, la MF Andrea Noè. Una gara decisamente sulle strade di casa, visto che al decimo km mi concedo una fuga per salutare i parenti, che abitano proprio sul percorso. 40 km tra le colline e le vigne che adoro, la salita di Comnago (una di quelle che so a memoria) e ancora tante colline. Bello bello,  e sul tratto cronometrato non me la cavo nemmeno troppo male: resto nel gruppetto dei primi e chiudo 14° assoluto. Non ho speranze contro il mio rivale Davide Lorè, ma il secondo posto di categoria è comunque un buon modo di chiudere il campionato. Salgo sul podio anche nella classifica finale, al terzo posto,  purtroppo penalizzato dal default del cronometraggio alla MF Riso e Vino, che mi ha tolto un bel po' di punti.
In ogni caso, questo format si conferma molto divertente: l'anno prossimo non mancherò!
Sul fronte off-road, invece, ho partecipato a Brescia Gravel: 260 km tra le colline del Franciacorta e la pianura lombarda. Che dire? Non ci siamo piaciuti a vicenda fin dall'inizio, io e questa manifestazione. Il percorso non mi ha entusiasmato e l'organizzazione ha un po' penalizzato chi come me ha scelto di affrontare la prova in versione no-stop: chi si è fermato a dormire in tenda ha potuto usufruire di un ristoro con litri di birra, noi altri di nulla...
Poco male, forse è stato mio il problema, che non ho capito lo spirito di questa manifestazione. In ogni caso gli organizzatori, con cui ho avuto un fitto scambio di messaggi, si sono dimostrati sensibili al problema: un buon segnale, sperando che questi eventi siano sempre più capaci di coinvolgere tutti.

E adesso? Un paio di mesi "a marinare", calando un po' il ritmo ma non rinunciando ai lunghi e qualche gara di Ciclocross, poi tanto meritato riposo! Non so voi, ma io già sento il Natale nell'aria: cotechino, zampone, stufato e parecchie altre amenità!

venerdì 30 agosto 2019

Si può fare!!!

Il mio percorso estivo verso le ultra-distanze continua, e negli ultimi weekend ho fatto due passi importanti. Prima cosa, la notte: pedalare col buio, magari da solo, e lontano dai centri abitati, è una cosa mi intimoriva parecchio, ma lo scorso weekend ho fatto un bel respiro, mi sono preparato un caffè alle 11 di sera e sono salito in bici, ovviamente con una miriade di luci e catarifrangenti. L'esperienza è stata meno drammatica del previsto: è strano e un po' inquietante ritrovarsi in su una stradina buia, immersi nel silenzio, ma l'oscurità e la solitudine sono ottimi alleati, perché le macchine si vedono e si sentono con molto più anticipo. E poi la gente, quando ti vede illuminato come un albero di Natale che pedali tra le colline novaresi, rallenta, non fosse altro per farsi quattro risate.
Il secondo step è stato più impegnativo. La terza sfida di Assault To Freedom (The Real Assault) è una cosa del tutto diversa da quelle che avevo provato finora: passare minimo di 24 ore in sella su un massimo di 36. Non solo un giro molto lungo, quindi, ma un tipo di performance che richiede di pianificare attentamente il percorso, l'alimentazione e i tempi di recupero. E poi c'è il sonno, che da gestire non è semplice.
Salgo in bici sabato mattina alle 6, ripetendomi il solito mantra: "Se riesco bene, se non riesco bene lo stesso, avrò fatto comunque un gran bel giro". Il primo giorno lo passo tutto tra le salite del Vergante e le pianure novaresi, tra le colline biellesi e le risaie vercellesi. Non mi faccio mancare la classica pausa pranzo con patate e pollo allo spiedo, e torno a casa alle 22:30, con più di 14 ore pedalate e 351 km nelle gambe. Dormo 5 ore, e l'indomani sono in bici molto prima dell'alba, pronto ad affrontare le salite del varesotto e le colline del comasco. Le gambe vanno abbastanza bene, e le prime ore passano senza traumi. Poi inizia a fare caldo, e tra Cantello e Appiano Gentile fatico un po' a mantenere la lucidità. Mi riprendo grazie a un paio di soste extra, con gelato, spremuta d'arancia e tanta tanta acqua. Ormai mi manca poco più di un'ora per concludere la sfida, ma sono solo le 15, e ho tre ore a disposizione. Guardo il Garmin, faccio due conti e in tempo zero mi invento un obiettivo ancora più folle: continuare e cercare di chiudere le 36 ore con 600 km.
Aumento il ritmo e sulle ultime colline tengo i 27 e mezzo di media. Arrivo a casa provato come non sono mai stato, ma con all'attivo 604 km e quasi 7200 metri di dislivello in 25 ore e passa.
La sfida è conclusa, ce l'ho fatta alla grande e soprattutto, per un giorno e mezzo, la bici mi ha dato sensazioni bellissime. Era questo il mio più grande dubbio: perché un conto è riuscire a portare a termine un'impresa, un altro è godersela. Ecco, ho scoperto che questo tipo di ciclismo mi piace, che fa per me, che mi viene bene. Tutto ciò mi apre un sacco di possibilità per la prossima stagione, perché ridendo e scherzando mi sono sciroppato, a livello di tempo, distanza e dislivello, più o meno tre quarti di Race Across Italy. E se difficilmente mi butterò su una gara così importante già nel 2020, qualche altro evento su distanze ultra potrei anche pensare di affrontarlo. Insomma... Si può fare!!!

sabato 27 luglio 2019

I kilometri e l'istinto

La mia lunga vacanza è quasi finita: da giovedì prossimo indosserò la divisa e comincerò col nuovo lavoro, dopo due mesi esatti di pausa. Mi serviva questo periodo, per riprendermi dagli ultimi anni (che sono stati assai pesanti) e per prepararmi a questa nuova avventura. Mi servivano anche ciclisticamente, perché anche la mia vita sportiva è arrivata a un bivio, in questo 2019.
Il triennio 2016-2018 l'ho dedicato al 100% alle Granfondo, ma siccome sono un tipo volubile è arrivato il momento di cambiare,  e per parecchi motivi.

Primo: di GF ne ho fatte quasi 40, e quelle nella mia zona ormai le conosco a memoria. 

Secondo: in gara ho visto troppi incidenti, e troppi incidenti brutti. Se da una parte una percentuale non trascurabile dei corridori si prende rischi assurdi per un duecentesimo posto, dall'altra spesso è l'organizzazione delle singole gare che lascia a desiderare. Partecipare a una GF medio-piccola è un terno al lotto: magari tutto gira per il verso giusto, magari trovi le macchine in contromano dopo 15 km.

Terzo: preparare seriamente una stagione di granfondo, anche se sei un brocco come me (miglior piazzamento, ricordiamolo, 72° assoluto, 6° M1...) è un impegno totalizzante: allenamenti mirati, carico, scarico, tapering, picchi di forma e via dicendo. Tutte cose che mi piacciono da morire, ok, ma che lasciano poco spazio a quel mix di agonismo e divertimento che puoi trovare in altre gare, come ad esempio quelle del GT Mediofondo.

Quarto: le granfondo, parliamoci chiaro, sono una sfida col coltello tra i denti, non importa se arrivi primo o trecentesimo. A  me piace da matti mettermi in gioco, anche se le prendo sempre: mi piace arrivare a venti minuti dal primo e stringergli la mano, mi piace fare la volata per il novantesimo posto, mi piace vivermi tutto un campionato cercando di essere regolare, e magari anche portare a casa qualche risultatuccio, come il podio di categoria dell'anno scorso in Coppa Piemonte (per la cronaca, di gran lunga il circuito granfondistico con la miglior organizzazione tra quelli a cui ho preso parte). Però la sfida contro gli altri non è tutto: ho voglia di sfidare anche me stesso.

Quinto: la cosa che mi è mancata di più, in questi anni, sono stati i kilometri. Le GF sono lunghe, ok, ma per me le sensazioni più belle, in bici, sono quelle che trovo dopo 5, 6 ore in sella, e a quel punto il 90% delle gare è già finito. L'anno scorso non ho fatto nemmeno un giro oltre le 8 ore: La Fausto Coppi, chiusa in 7 ore e 10, è stato il giro più lungo, e anche in assoluto il più bello dell'anno. Sono arrivato a sentire il bisogno di tornare alle lunghe sgroppate che facevo qualche anno fa, me lo diceva l'istinto che le lunghe distanze erano quello che mi serviva. Ho sfruttato questi mesi di pausa anche per questo.

Non sono mai stato una persona avventata e non lo sarò mai: non ho deciso di punto in bianco di mettermi a pedalare su lunghe distanze, ho semplicemente aperto la mia mente a questa possibilità. Provo ad avvicinarmi a questo tipo di ciclismo, mi sono detto, vedo com'è, vedo se mi piace, capisco se fa per me.

Il primo passo è stato un giro da 8 ore e 208 km, collinare, con Silvia. Tutto ok.
Poi sono partito per il Monferrato, chiedendomi: mi piacerà passare 4 giorni in bici? La risposta è stata sì, e di bestia.
Ma il giorno più bello del mio weekend lungo è stato quello della Monsterrato, con quasi 10 ore in bici, e allora mi sono chiesto se non fosse il caso di provare qualcosa di più impegnativo. La risposta me l'ha fornita Instagram, dove ho trovato quei fulminati di Assault To Freedom, che propongono sfide a metà tra il ciclismo e l'ultracycling, toste e divertenti: una scusa per spingersi oltre i propri limiti, per vedere posti nuovi, per fare i pirla nelle Stories.

Il primo Assault che ho affrontato è stato Meters Matter, nella versione "semplice": 300 km, in un unico giro, con minimo il 70% del tempo totale in sella. Una bella scusa per costeggiare il Lago di Como, esplorare le colline tra Brianza e Varesotto e addentrarmi nella bassa Vercellese, abbondando anche, e parecchio, col kilometraggio: 350 km in 16 ore totali. Bello, bellissimo, 'na figata, ne voglio ancora.

L'Assault numero due è stato più duro, e mi sono anche complicato la vita: i 5000 metri di dislivello di Altitude Attitude li ho fatti tutti sulla stessa salita, Calogna, in un mini-circuito da 7,1 km e più o meno 220 m di dislivello. 23 giri, 211 km, 13 ore abbondanti con solo il 12% del tempo giù dalla bici. Il caldo è stato terribile, ma sono comunque sopravvissuto abbastanza bene da voler tentare un'altra impresa.

Ma quale? La risposta più ovvia sarebbe The Real Assault: 24 ore in sella su un massimo di 36, giusto per completare le tre sfide proposte da Stefano and friends nella "versione base". Ma settimana prossima non ho tempo e sinceramente ho bisogno di un po' di scarico: rimanderò, mi sa. Tanto non mi corre dietro nessuno! 

giovedì 11 luglio 2019

Cambio di vita

Sembrerà strano, ma non parlerò molto di bici, in questo post.
A differenza degli anni passati, in questi primi mesi del 2019 gare e allenamenti non sono stati affatto al centro dei miei pensieri, tutt'altro. Mi sono trovato, insieme a Silvia, ad affrontare uno dei periodi più complicati e tosti di sempre: abbiamo deciso di cambiare totalmente vita, lasciando un mondo, quello della ristorazione, che ci ha dato tanto ma stava schiacciando noi due e il nostro futuro. Dopo più di 7 anni abbiamo chiuso il nostro bistrot, salutando con un po' di commozione tante persone che da clienti, col tempo, si sono trasformati in amici. 10 ore di lavoro al giorno sempre di corsa, la sveglia molto prima dell'alba, non avere nemmeno il tempo di sedersi per pranzare a mezzogiorno, non poter immaginare un futuro diverso per la nostra famiglia. Questi e molti altri sono i motivi che ci hanno fatto dire basta, senza rimpianti, senza ripensamenti e soprattutto senza debiti, condizione non da poco, quest'ultima, che mi permette di aggiungerne altre due: con leggerezza e con il sorriso.
Ci siamo dati da fare e Silvia ha trovato lavoro in pochissimo tempo: il 31 maggio abbiamo chiuso l'attività, il 3 giugno ha iniziato a lavorare. A me è andata anche meglio: non solo ho trovato esattamente il lavoro che volevo e proprio nel posto a cui puntavo di più, ma inizierò solo il primo agosto, e un paio di mesi di pausa mi servono proprio. Perché se dal lato pratico questo cambio di vita è andato via liscio come l'olio, sul piano emotivo, per me che in questo senso sono praticamente una ragazzina di quindici anni, è stato decisamente impegnativo.

Passiamo alle cose serie: cosa farò. Dopo sei mesi passati più sui libri che in bici, dopo una bella serie di concorsi pubblici che assomigliavano da morire alle mie gare di quest'anno (spesso sul podio, ma mai vincitore), alla fine sarò assunto da un Comune non troppo lontano da casa, un Comune bellissimo, sulle sponde del Lago che amo tanto. Entrerò in servizio il primo agosto e sarò agente di Polizia Locale, e qui torniamo alla bici, perché l'idea di entrare nelle forze dell'ordine non mi sarebbe mai venuta se non mi avessero investito mentre mi allenavo, a novembre, e se sul posto non fosse intervenuto un agente capace, che ha trovato i testimoni, ricostruito l'accaduto e fatto il suo dovere con responsabilità e diligenza. È stato allora che ho iniziato a pensare che quello potesse essere un mestiere adatto a me: un lavoro estremamente vario, che si svolge in buona parte all'aria aperta, dove serve usare la testa ma non stai 8 ore al computer. E soprattutto un lavoro che mi permetterà, nel mio piccolo, di essere utile al prossimo, di servire la comunità.

E questo è tutto, più o meno. Dal primo agosto vestirò la divisa, e se ci penso non mi sembra vero. La vita prende pieghe davvero inaspettate, e questa è una cosa bellissima.

Tornando alla bici... A giugno ho pedalato parecchio. 1756 km, col viaggio in Monferrato che resterà tra i miei ricordi ciclistici più belli. Ho saltato la penultima prova del GT Mediofondo, questa domenica, a causa lieve malessere, ma il campionato ormai era andato: Davide Lorè aveva già un buon vantaggio, è in forma strepitosa e sono contento di giocarmi il podio alle sue spalle. Ultima prova a inizio settembre, sulla salita di Comnago. Fino ad allora niente gare, e avere un sacco di tempo libero per me vuol dire solo una cosa: fare km, a partire dai 300 che mi sparerò a inizio settimana (credo martedì) per l'Assault To Freedom. Perché quella degli extralunghi è una mia fissa da anni, e mi sa che è arrivato il momento di dedicarmici seriamente. Ma di questo parleremo un'altra volta. 

martedì 25 giugno 2019

Monferrato Gravel Weekend - Giorno 4 - Un ritorno a tutta!


Quando suona la sveglia sono un po' triste, perché il mio viaggio sta per finire, e un po' preoccupato, perché non so se le gambe ce la faranno a portarmi a casa, dopo i 190 km di ieri.
Alle 7:45 sono in sella, dopo la splendida colazione offerta dai gentilissimi titolari del B&B dove ho alloggiato, e mi avvio piano piano verso Casale Monferrato. In teoria dovrei arrivare a casa entro l'una,  perché alle 14:30 ho l'esame scritto di un concorso in quel di Rancio Valcuvia (dovrò pur trovarlo, prima o poi, un lavoro...), ma sono pessimista sulla possibilità di arrivare in tempo.
Ho scelto la via più breve, per questo quarto giorno: 100% asfalto (di sterrato ne ho fatto abbastanza ieri!), passando per Vercelli e le colline novaresi. Già sulla salita verso Camagna mi sembra di stare abbastanza bene, anche se continuo mordere il freno. Prima di Casale faccio una breve pausa caffè, e anche quando riparto sembra tutto ok. Provo a spingere un po', e le gambe rispondono bene, così ci prendo gusto. Nel giro di una decina di minuti nella mia mente il viaggio di ritorno si è già trasformato in una sfida: tornare in tempo per il concorso, anzi di più, vedere quanto riesco a spingere dopo i 430 km percorsi negli ultimi 3 giorni, con una bici stracarica da portarmi appresso, con un sacco di off-road e una delle manifestazioni gravel più toste d'Italia nelle gambe. 
Non esagero, certo, ma sugli infiniti stradoni della bassa Alessandrina, Vercellese e Novarese mi metto a 28-30 all'ora fissi, sempre in bilico tra la Z1 e la Z2, stando al cardiofrequenzimetro. E allora succede una cosa strana e bellissima, di quelle che solo chi ha un po' di dimestichezza con gli sport di endurance può capire: più pedalo e meno sono stanco, più spingo e meno faccio fatica.
I paesi e i paeselli scorrono via veloci, le risaie verdissime sono uno spettacolo. Supero Vercelli, faccio una tappa veloce a San Nazzaro Sesia, a Suno mi accorgo di essere in netto anticipo, e trovo il tempo anche per salutare fratelli e genitori, che abitano da quelle parti. Arrivo a casa alle 12:20. 116 km in 4 ore e 20, a 26,6 di media, che sono pochi in generale ma non così pochi per me, con 18 kg tra bici e bagagli, copertoni da 38mm e centinaia di moscerini spiaccicati in faccia.
Dopo essermi riempito gli occhi delle bellezze del Monferrato, dopo una Monsterrato all'insegna della collaborazione e dell'amicizia, oggi mi sono goduto il piacere solitario della sfida con me stesso, e tutte quelle sensazioni che provi solo dopo tanti, tanti km.

C'è stato tutto quello che doveva esserci, in questo viaggio, e da questa esperienza ho ricavato più di quanto sperassi. Perché quando sei da solo, in mezzo alle risaie, trovi il tempo per pensare, per riflettere, per capire tante cose che non hai avuto modo di capire prima. Non importa se fai il giro del mondo o se come me vai solo in Monferrato: un viaggio ti lascia sempre qualcosa, ti fa sempre crescere, è sempre, in qualche modo, un rito di passaggio; e di riti di passaggio un po' ne ho bisogno, adesso che sto cambiando lavoro, adesso che sto cambiando vita. 
Un consiglio per tutti quelli che vorrebbero partire, ma che sono indecisi: fatelo. Fatelo perché viaggiare in bici è un'esperienza bellissima, fatelo perché non è affatto difficile, fatelo perché è utile, e fatelo perché la vita è una sola, ed è il caso di riempirla di cose belle.

I numeri della mia avventura? Ecco i gran totali:

4 giorni (75h25m per la precisione) 
546,44 km totali 
170 km di sterrato 
3451m di dislivello 
25h39m in sella
Divertimento... non quantificabile! 

Per la cronaca, sono arrivato in tempo al concorso e ho pure passato gli scritti. Mi sa che tra un po' mi toccherà ricominciare a lavorare davvero...

 

domenica 23 giugno 2019

Monferrato Gravel Weekend - Giorno 3 - La Monsterrato


Ed eccoci al giorno più lungo, il giorno della Monsterrato. Sveglia prestissimo, colazione al volo e subito in bici per raggiungere Camagna Monferrato, sede di partenza: siamo iscritti in circa 200, ma ci sono 4 percorsi con partenze separate, e ad aver scelto il più lungo siamo solo in 11. Giusto il tempo di conoscere i miei compagni di  avventura e si parte: 179 km di cui quasi la metà su sterrato, con 1800 metri di dislivello.
Il percorso lo si spiega in due parole: bello e durissimo. Un susseguirsi continuo di salite dure e morbide, di fondi di ogni tipo, con strappi micidiali (parecchi oltre al 20%) e discese rilassanti. Il tutto immerso in un panorama eccezionale.
Un'esperienza così va vissuta al 100%, quindi niente action cam, niente video, giusto due foto e tre o quattro stories: mi godo la giornata senza filtri, con Michele, Biagio e il navigatore Gianluca, ottimi compagni di viaggio.
Ciliegina sulla torta, l'organizzazione: ho preso il conto dei ristori, abbiamo trovato incroci presidiati alle 3 del pomeriggio e ogni due per tre una macchina dell'organizzazione saltava fuori per vedere come eravamo messi. Un impegno quasi commuovente, per 11 pazzi come noi.
Che soddisfazione, questa giornata:  forse l'evento più bello a cui ho partecipato, nel bel mezzo del mio primo viaggio in solitaria, con per di più gambe in ottima, ottimissima condizione. In 9 ore e mezza neanche un accenno di crampo, neanche un attimo di difficoltà. È davvero incredibile quello che corpo e mente possono fare. E dire che 8 anni fa fumavo ed ero in sovrappeso...

 

sabato 22 giugno 2019

Monferrato Gravel Weekend - Giorno 2 - Tra Po, colline e stradoni

La mia seconda giornata di viaggio non poteva iniziare meglio: Laura, che mi ha ospitato nell'agriturismo Cascina Trapella, per colazione mi ha fatto trovare una frittatina con zucchine, del salame delizioso e una decina di albicocche. Un'ospite eccezionale, pronta ad assecondare le mie bizzarie alimentari. Grazie.
Mattina fresca, dopo la caldazza di ieri. Parto e mi perdo quasi subito, volontariamente, nelle straduzze a sud di Casale, poi mi dirigo a nord, verso il Po, e per circa 25 km pedalo sulla VenTo, la ciclovia (allo studio da anni...) che dovrebbe collegare Venezia e Torino. Il percorso è molto bello e ha un gigantesco potenziale turistico, ma non è affatto segnalato, anzi, in molti punti si incontrano sconfortanti segnali di divieto di transito. Non è un caso se non incontro nessuno, ma proprio nessuno, in bicicletta. Di per sé il tracciato è piuttosto veloce (anche se ben poco curato), ma non sono al 100% con le gambe dopo i 125 km di ieri. Tiro il freno e mi godo il paesaggio, rurale e un po' vintage, tra vecchi casolari e vecchi trattori.
Arrivo a Valenza e mi concedo una pausa: dopo 40 km sono un po' demoralizzato, perché le gambe non sembrano voler girare. Però trovo un bar davvero carino, che vende dolci senza glutine e senza lattosio a base di prodotti piemontesi, quindi la pausa su trasforma in shopping compulsivo e riparto decisamente riconfortato.
Sono un po' indeciso sul da farsi, ma decido di provare comunque ad affrontare le colline di Valenza: scelgo la Strada della Serra, un su e giù con strappi al 15%, e  con una vista da togliere il fiato. La salita, pradossalmente, mi da una grossa mano, e mi riprendo completamente. Da Pecetto di Valenza in poi vado che è un piacere: 27-30 all'ora senza problemi, nonostante i bagagli. Pranzo ad Alessandria, in un altro locale carino, con pollo, patate al forno e musica jazz in sottofondo. Sono quasi alla fine, e continuo a stare bene: gli ultimi 30 km sono un piacere, tra stradoni e stradine, nonostante il vento contro. In un attimo il paesaggio della bassa si trasforma e sulla salita che porta a Cuccaro Monferrato rischio di entrare nella top ten di Strava...
Ho tutto il pomeriggio libero e sono in un B&B davvero fighetto, con tanto di vasca da bagno con le zampe. Mi faccio un bagno, ovviamente, dato che sono conciato da sbatter via, poi una passeggiata in paese, con due o tre merende. Sembrano usciti da un film del secolo scorso, questi paesini: un bar, un negozio di alimentari, la gente che ti saluta, anche se non ti conosce.
Ci ho comprato in mondo, al negozio di alimentari, e ho già mangiato tutto. Comunque adesso vado a cena, e poi a letto presto: domani c'è La Monsterrato, e per il lungo si parte alle 7... Ce la farò?


venerdì 21 giugno 2019

Monferrato Gravel Weekend - Giorno 1 - Verso Sud

Eccomi qua, in un agriturismo a una decina di km da Casale Monferrato, al termine della prima tappa del mio viaggio. Non mi sono imbarcato in un'impresa epica, non ho obiettivi se non quello di vedere dei bei posti, ma ero davvero emozionato, quando sono salito in sella stamattina, perché la sogno da anni, un'esperienza così, e ne ho davvero bisogno, in un momento di grande cambiamento come questo.
Non che avessi dubbi, ma questa prima giornata mi ha confermato che vale la pena di buttarsi in questo genere di cose, che i dubbi e i pensieri depressivi è meglio lasciarli andare, che certe cose c'è da viverle, punto e basta. Questo primo giorno, questi primi 125 km, mi hanno regalato panorami da sogno, tanto relax, tantissimo silenzio e il piacere di sentirsi libero, in mezzo a tutti quei campi e quelle risaie, tra boschi e prati a perdita d'occhio.
Sono andato piano. Con 19 kg di bici e bagagli non c'è da stupirsi, ma sono andato piano anche perché ne avevo voglia: mi sono preso tutto il tempo per fare qualche foto, per mangiare qualcosa, e soprattutto per guardarmi intorno, godermi tutta la bellezza della pianura selvaggia.
Pensavo di fare meno sterrato, invece alla fine sono stato con le ruote nella polvere per quasi 50 km. Cascina Linduno, Cascina Sant'Anna, il lunghissimo sterrato da Rosasco a Mantie, i rettilinei in mezzo ai campi, che meraviglia! Poi le colline del Monferrato, che si stagliavano all'orizzonte coi loro colori da dipinto. Spettacolo puro.
Non mi sono nemmeno organizzato male con le borse, nel senso che ancora non ho scoperto di aver dimenticato nulla, e la Toughroad si sta comportando splendidamente: stabile, veloce su asfalto (i 27-28 all'ora li tengo senza problemi), rassicurante su sterrato e più di tutto comodissima. Dopo 5 ore e mezzo in sella, con tutti quei sassi e tutti quei buchi, non dico di sentirmi come nuovo, ma insomma, di sicuro non sono distrutto, nonostante la tirata finale per evitare un temporale che poi non è mai arrivato...
Domani si riparte: tappa leggera, con l'argine destro del Po e qualche collina nell'alessandrino. Come sempre vi terrò aggiornati su Instagram, Facebook e Strava


giovedì 20 giugno 2019

Si parte! Monferrato Gravel Weekend


Finalmente è arrivato il momento di partire. Domani mattina inizierò la mia piccola avventura in bici, una quattro giorni in solitaria dal Lago Maggiore al Monferrato, passando per la Pianura Padana e la riva del Po. Per non farmi mancare nulla domenica ho in programma anche una sgroppata mica da poco: La Monsterrato, con i suoi 180 km di strade bianche e colline (180 se va bene, ma se sarò già cotto farò il percorso da 115...). È il mio primo viaggio e ho tutto da imparare: come caricare la bici, come e cosa mangiare, quale andatura tenere. Sicuramente farò qualche cavolata, e ci sarà da ridere, ma siccome a ridere da solo ti prendono per matto cercherò di condividere i momenti più divertenti della mia avventura. Su Instagram, Facebook, Strava e questo blog troverete aggiornamenti costanti. Farò anche un video, magari questa volta riprendendo col telefono girato dalla parte giusta...

Il mio viaggio, giorno per giorno:


Il video on the road:


lunedì 17 giugno 2019

Come affrontare un giro da 200 km

Detto fatto, dopo un paio d'anni torno a superare la soglia dei 200 km. E dopo qualche mese ricomincio a smanettare con YouTube... I risultati sono sempre scarsi, ma non mi do per vinto!

mercoledì 12 giugno 2019

Cronometri e progetti - Mediofondo Riso&Vino

E niente, il mondo del ciclismo amatoriale a volte regala momenti davvero divertenti. Vai a fare una gara, ti prepari bene, la gara fa parte di un campionato e metà dei tuoi diretti avversari non ci sono, stai bene, spingi a tutta, tagli il traguardo sputando i polmoni certo di essere nei 15 assoluti, sicuro di un podio di categoria e... e niente, i cronometristi fanno un casino e non ci sono le classifiche. File persi, macchinari spenti, dati cancellati, non si sa, però niente classifiche e gara neutralizzata. Che dire? Certi si sono presi male e su Facebook si sono letti commenti di ogni tipo. Da parte mia posso solo dire che il percorso della MF Riso&Vino era proprio bello e che l'organizzazione del GT Mediofondo (che non c'entra nulla con il cronometraggio...) ancora una volta è stata perfetta. E poi al ristoro c'era l'anguria, quindi sono più che soddisfatto. Mi accontento di poco. 

Agonismo a parte, per i prossimi weekend ho dei bei progettini succulenti. Iniziamo questo sabato, con una 200km di coppia con Silvia, tra le colline e le pianure piemontesi, tanto per riprendere confidenza coi lunghi: avevo la mezza idea di buttarmi subito su una delle sfide di Assault To Freedom, ma non vorrei fare il passo più lungo della gamba. 300 km non li faccio dal 2016... 
Domenica prossima invece c'è la Monsterrato e, a meno di impegni lavorativi che per ora non si profilano all'orizzonte, ho deciso di approfittarne per un... bikepacking gravel weekend. Detto così sembra figo, la realtà è un po' meno poetica: partirò da casa con la bici carica come un mulo, mi farò 130 km fino a Camagna Monferrato il sabato, la sgroppata organizzata da 180 km la domenica e lunedì mi trascinerò in qualche modo per altri 130 km fino a casa (ovviamente senza passare per le strade già viste all'andata). Che poi volendo c'è l'opzione da 115 km, per la domenica, nel caso fossi messo male già al secondo giorno... Ma spero di no.
Cercherò di fare un video dell'impresa, e di tenere i social aggiornati. Ma soprattutto finalmente mi godrò un piccolo viaggio che sogno da anni.

venerdì 7 giugno 2019

Nuova vita e ritorno sul podio - MF la Morenica

 

Ci vorrebbero almeno tre o quattro post, per raccontare tutto quello che ho in ballo in questi giorni, ma sintetizzerò.

Io e Silvia abbiamo deciso di cambiare vita, e dopo sette anni abbondanti di attività abbiamo chiuso il nostro bistrot. Finisce l'avventura del Bar 77 e inizia un nuovo capitolo, con più tempo libero per noi, più stabilità e più certezze. I clienti mi mancheranno, ma era davvero ora di dare una svolta. Cosa faremo ora? Silvia ha vinto un concorso e ha già iniziato a lavorare in comune a Taino, mentre io... beh, ancora un lavoro non ce l'ho, anche se ci sono quasi. Ma non scrivo nulla di più per scaramanzia, almeno finché non firmo un contratto.

Nel frattempo ho un bel po' di tempo libero, da dividere tra un inedito ruolo di casalingo e lo sport. Sto tornando a passare un discreto numero di ore in sella, e finalmente avrò modo di approfondire la faccenda Yoga: una pratica che mi accompagna da anni, ma che ora vorrei conoscere più a fondo. Obiettivi ciclistici per l'estate: tornare a fare i lunghi come facevo qualche anno fa, a partire dalle sfide di Assault To Freedom, fare qualche bella uscita con la gravel e salire ancora un po' con la forma in vista delle ultime gare del GT Mediofondo.

A proposito di GT, domenica abbiamo corso a Ponderano: il percorso della MF La Morenica è decisamente tranquillo, con 80 km di pianura e, più o meno a metà, la salita cronometrata che da Bollengo si inerpica sulla Serra di Ivrea. È un'ascesa facile, al 5% o poco più e sono decisamente in forma. Tengo il gruppetto di testa fino a quando non esplode e, per la prima volta, riesco a staccare Davide, mio diretto avversario in campionato. In compenso anche stavolta le prendo dal mio compagno di squadra Mattia, che mi rifila 11 secondi e vince tra gli M1.
Dopo il tratto cronometrato ci godiamo la bella strada che porta al ristoro di Zubiena e una trentina di km di piattone in totale relax. All'arrivo le classifiche ci sorridono:  io chiudo 15° assoluto e 3° di categoria, Silvia è seconda tra le D1. Torno sul podio e soprattutto inizio a capire come funzionano queste gare: per i 15 minuti di salita cronometrata tengo quasi 300 Watt, tantissimi per i miei standard. Il segreto, forse, è non ascoltare le gambe, che dopo qualche minuto sopra soglia ti mandano messaggi del tipo... "Ma che, sei scemo?!?".

Si corre anche domenica, sempre per il GT, a Trino Vercellese. Intanto mi godo la vacanza fuori programma. E lavo i vetri...

giovedì 30 maggio 2019

A tutta! Mediofondo del Nebbiolo

Gran Trofeo Mediofondo, atto quarto: la MF del Nebbiolo conferma la bontà della formula di questo campionato, che unisce agonismo e divertimento in totale sicurezza. Si parte in circa 300 da Suno, a 3 km da dove ho abitato per anni: è quasi la gara di casa, insomma, e ci sono pure i miei a fare il tifo.
Pronti via, sotto una leggera pioggia che ci accompagna per la prima ora e mezza di gara, come sempre dietro macchina ad andatura molto tranquilla. Superiamo Borgomanero, costeggiamo il Lago d'Orta e dopo Cesara smette di piovere, così riusciamo ad affrontare il tratto agonistico all'asciutto.
La salita cronometrata è quella che porta da Omegna a Quarna Sotto: 7 km all'8%. Conosco abbastanza bene queste strade, così attacco l'ascesa restando sui 270 Watt, valore che posso permettermi di mantenere per circa 25 minuti. Poco più avanti di me c'è Davide Lorè, con cui sono in lotta per la classifica di campionato: cerco di stare sulla sua ruota ma mi rendo conto che il suo ritmo è un po' troppo alto. Piano piano perdo terreno, ma la cosa non mi dispiace troppo, perché Davide è reduce da un lungo stop dopo un brutto incidente, e sono contento che abbia ritrovato in fretta la forma. Chi invece mi supera di prepotenza è il mio compagno di squadra Mattia Porta: una moto.
La salita non è di quelle facili, ma tengo duro e negli ultimi 500 metri faccio una  buona progressione, con il cardio che arriva a mostrarmi un inquietante 194. Per una volta, insomma, faccio una salita davvero a tutta, ed è una novità: di solito, anche in gara, mi stufo di far fatica dopo una decina di minuti, e il ritmo cala.
Il ritorno verso Suno, costeggiando l'altra sponda del Lago, è piacevole, con tante chiacchiere, poca pioggia e un gruppetto che tira a dovere. All'arrivo, tutto sommato, ho motivo di essere soddisfatto: il responso del cronometro dice 17° assoluto, il mio miglior piazzamento di sempre. Peccato, però, che tra gli M1 chiudo solo quinto, giù da un podio che un pochino mi aspettavo; ma la concorrenza era agguerrita, e proprio non potevo fare di più.
Si corre anche questa domenica, sempre in ambito GT: Mediofondo Riso&Vino, a Ponderano. Un percorso che, sulla carta, mi è congeniale. 

sabato 18 maggio 2019

Tre in uno: GF Perini, MF Terre d'Acqua, GF Marcello Bergamo

Ok, sono settimane che non trovo il tempo per scrivere qualcosa ed è il momento di recuperare, con il riassunto delle ultime tre gare.
Granfondo Perini - Carpeneto Piacentino
Ennesima gara tra i colli piacentini, ma questa volta con salite inedite e in una zona che non abbiamo mai battuto. Si corre il 1° maggio, ci sono circa 2000 partenti e ci siamo pure io e Silvia, lei in forma, io decisamente no. In questa strana stagione mi sono allenato poco e male, quindi non ci provo neanche, a fare gara per me: mi dedico al duro lavoro del gregario, e accompagno Silvia su e giù per i 130 km di gara. Chiude a più di 24 di media, settima di categoria: un'ottima prestazione visti i 2400 metri di dislivello. E poi, soprattutto, una bella gara, ottimamente organizzata dal punto di vista della gestione del traffico e con strade in condizioni più che accettabili, il che non è affatto scontato da queste parti. 

 Mediofondo Terre d'Acqua - Livorno Ferraris 
Il Gran Trofeo Mediofondo, a inizio stagione, doveva essere solo un campionato riempitivo per noi: gare meno impegnative delle GF, quasi sempre a due passi da casa, da affrontare più che altro per fare quattro chiacchiere con gli amici. Invece la nostra vita ha subito una brusca svolta (presto o tardi vi racconterò perché...) e la bici è un po' passata in secondo piano, tra incombenze ben più importanti. E allora il GT è diventato, con le poche gambe che abbiamo, l'obiettivo principale. Che poi se lo merita proprio, questo campionato, perché le prove sono organizzate così bene da far invidia a gare che costano cinque volte tanto.
Fa un freddo becco, a Livorno Ferraris, il vento soffia a 50 all'ora ed è difficile stare in piedi. Il tratto cronometrato è un mangia e bevi tutt'altro che facile da interpretare, e io ho ancora le gambe un po' provate dalla Perini di quattro giorni prima, perchè fare il gregario per Silvia non è esattamente riposante. Comunque ci provo, e come sempre mi trovo a maledire la mia scarsa capacità anaerobica, che poi è come dire che in fondo in fondo non mi piace fare fatica. Non me la cavo troppo male, comunque: 32° assoluto e 3° tra gli M1, a due secondi dal secondo (mannaggia!) e a un paio di settimane da Leonardo Viglione, che stravince come al solito. È pure simpatico, sto ragazzo, manco gli si può voler male... Silvia ha l'ennesima botta di sfiga: doppia caduta di catena e 3° posto tra le D1. 

Granfondo Marcello Bergamo - Borgosesia
Le montagne tra il Lago d'Orta e la Valsesia io le amo visceralmente: Colma e San Bernardo da Quarona sono nella top 3 delle mie salite preferite in assoluto nell'universo mondo, e in questa gara ci sono entrambe. In più sono passate un altro paio di settimane, sono tornato vagamente in forma e non ho ancora fatto una GF per me. La conclusione può essere solo una: all'alba di metà maggio è arrivato il momento di provare a "fare classifica" (le virgolette sono d'obbligo, per un brocco come me).
Ai nastri di partenza siamo più o meno in mille, fa un freddo novembrino e sono proprio curioso di vedere come va. Nei primi km la risposta sembra essere una sola: male. Patisco parecchio la prima salita, che in questo caso è la Cremosina, e soffricchio pure fino a metà della Colma. Da lì in poi è tutta un'altra gara: le gambe diventano reattive e mi tolgo qualche bella soddisfazione salendo alla chiesa di San Bernardo, al secondo passaggio sulla Cremosina e sul muro di Rastiglione. Non capirò mai perché ci metto così tanto a scaldarmi (ammesso che sia questo il termine giusto), fatto sta che i primi km sono sempre una sofferenza per me, ed è anche per questo che mi trovo meglio nelle gare lunghe. Chiudo 139° assoluto, a 7 minuti da una centesima posizione che l'anno scorso avrei quasi sicuramente raggiunto. Non male, considerando che ad aprile ho fatto 3 settimane praticamente fermo e che ho 1200 km in meno sulle gambe rispetto all'anno scorso. Sulla gara di Silvia stendiamo un velo pietoso: congestione e ritiro verso il 70° km... 
Considerazione amara: tanti, troppi incidenti di gara, questo weekend. Al di là di quello mortale alla GF Versilia, anche qui a Borgosesia si sono vissuti momenti drammatici: tante brutte cadute, alcune con conseguenze serie, soprattutto nei primi km, dove la gestione del traffico e la scelta del percorso non sono state sicuramente delle migliori. Inizio a pensare che sia un treno al lotto, iscriversi a gare "piccole" come queste: a volte tutto fila liscio e si corre in totale sicurezza, a volte già dopo 5 km sei in mezzo al traffico. Comunque molto probabilmente fino all'autunno non faremo altre GF: ci aspettano tre domeniche di fila con le Mediofondo del Gran Trofeo e tanti giri in relax. E magari anche una o due domeniche a prendere il sole al lago...

domenica 24 marzo 2019

Olio e connettivina - La GF Valtidone

Parliamoci chiaro: l'Appennino piacentino è bellissimo. Vigne, campi, castelli, piccoli borghi da favola. È il posto ideale per una gita fuori porta con una bella macchina scoperta, con cui viaggiare con un filo di gas godendosi il panorama. Però non è il posto giusto per organizzare una granfondo. Le strade sono in condizioni pietose: sabbia, frane, buchi, asfalto che si sgretola. Oggi poi alle strade pessime si è aggiunto il traffico parzialmente aperto quasi da subito, con molti incroci del tutto privi di presidio, per di più senza la macchina del fine corsa, quindi senza poter sapere da quale punto in poi sarebbe stato possibile incontrare auto. Al settimo km per chi non era davanti era già un rischio. 
Per non farsi mancare nulla poi, è arrivato anche il sabotaggio, in versione innovativa questa volta: invece delle classiche puntine qualche criminale ha versato dell'olio all'imbocco di un tornante, sulla prima discesa. Una mossa studiata a tavolino  con tutta la carreggiata occupata, in un punto poco visibile e pericolosissimo.
Quanto alla mia gara, stendiamo un velo pietoso. Le gambe stanno a zero dopo una settimana di influenza intestinale, quindi mi godo il paesaggio senza forzare troppo. Scivolo sulla macchia d'olio, mi grattuggio un po' ma nemmeno troppo, e mi ritrovo ad osservare una scena surreale, con 4 corridori che cadono nel giro di un paio di minuti. Decido di aspettare Silvia e di fare la gara con lei,  ormai decisamente poco motivato. Sistemo la bici, che comunque non è troppo rovinata, e via, faccio gara di coppa con la mia dolce metà che se la cava più che bene nonostante il dislivello. Si fa fregare al traguardo da una concorrente, ma poco male, oggi non riportare fratture è un successo.
Comunque dal momento della caduta fino a quando arriviamo a casa ho un solo pensiero fisso: ma perché non siamo andati a Vercelli alla seconda prova del GT Mediofondo? 10€ invece di 30, a due passi da casa, con due bei ristori  il traffico chiuso sull'unica, facilissima, salita cronometrata. Ok, ragioniamo: a me il mondo della competizione dura piace da morire. Mi piace la sveglia all'alba, mi piace allenarmi con le tabelle, mi piace contare le calorie che mangio, mi piace anche rischiare la vita a 90 all'ora in discesa, mi piace addirittura quando in gruppo qualcuno si mette a pisciare e non riesci a scansarti in tempo. Però sono in un momento della mia vita che dire incasinato è poco, e ho altri pensieri, molto più importanti per la testa, di cui adesso non scrivo, ma di cui sicuramente parlerò più avanti. Sono settimane cruciali, saranno mesi, questi, in cui io e Silvia ridefiniremo il nostro futuro, e non ce la possiamo fare a gestire lo stress di questo tipo di competizioni come facevamo lo scorso anno. Ho bisogno di relax, di staccare un attimo, e settimana prossima lo devo fare per forza. Un po' meno bici e un po' meno tabelle, è ora di pensare alle cose che importano davvero. Intanto mi spalmo la connettivina... 

martedì 12 marzo 2019

Podio di coppia: Mediofondo del Monferrato


Nuovo campionato, nuovo format di gare e gran risultato: alla Mediofondo del Monferrato io e Silvia ce la caviamo più che bene, soprattutto lei, che vince nella categoria Donne 1. Io mi accontento di un terzo posto tra gli S1 (19° assoluto), ma non mi lamento affatto.
La gara di Casale Monferrato è la prima del neonato Gran Trofeo Mediofondo, che si propone di unire agonismo e divertimento, paesaggi e tradizione eno-gastronomica. La formula è semplice e intelligente: una trentina di km dietro macchina ad andatura molto tranquilla, con tutto il tempo di ammirare il paesaggio e scambiare quattro chiacchiere, una salita cronometrata di 5-7 km per stilare le classifiche, ristoro e ritorno in stile randonnèe. Il tutto condito da una buona organizzazione, da un prezzo davvero concorrenziale (10 euro!) e da un'atmosfera tutto sommato easy, perfetta per ciclisti di ogni livello e aspirazione.
Si parte, con le morbide colline del Monferrato a fare da sfondo: Corzano, Vignale, Montemagno e Castagnole sono ascese morbide, tra vigneti e campi, ancora più piacevoli in una giornata quasi primaverile. A Scurzolengo la macchina apripista si allontana, ma non c'è più di tanta bagarre per arrivare nelle prime posizioni all'inizio della salita: il fatto che il tratto competitivo sia cronometrato e non semplicemente "a chi arriva prima" aumenta decisamente il livello di sicurezza.
Non sono esattamente al top della forma: giovedì ho avuto una mezza congestione mentre facevo le ripetute a Calogna, e già percepisco i prodromi dell'influenza. Comunque spingo a tutta fino a San Desiderio, dove ci sono i tappeti che segnalano l'arrivo. Più che di una vera salita si tratta di un mangia e bevi a salire che mi piace molto, con pendenze assolutamente abbordabili, tanto che la mia media finale sul tratto competitivo sarà di 29,7 km/h.

 

Pausa al ristoro predisposto a Calliano, con Spumante d'Asti e Krumiri (non per noi che siamo salutisti...) e ritorno in relax, ancora immersi nelle colline alessandrine, sempre in compagnia di Alessandro, Francesca e dei ragazzi della GC '95 Novara, che organizzeranno la terza tappa del circuito, la Mediofondo del Nebbiolo.
All'arrivo a Casale la bella sorpresa del doppio podio, ancora più bello perché lo dividiamo con gli amici Davide Lorè e Francesca Massara. Premiazioni in grande stile, saluti, baci e ritorno a casa, dove inizio a star male sul serio: il terzo giro di influenza in questo maledetto inverno è arrivato... Va beh, passerà...
Prossimi appuntamenti: domenica gravel con la Novaremberg (se non piove...) e tra due settimane prima Granfondo a Pianello Val Tidone. Intanto, nei prossimi giorni, metterò on-line il video della Mediofondo di Casale. Sempre che il morbo me lo permetta...

lunedì 4 marzo 2019

Pronti via - La 100 km di Varese


Prima gara su strada dell'anno, dopo l'esperienza traumatica del ciclocross, e prima gara a circuito in assoluto, al punto che manco so che il numero va attaccato girato di 90°. Pensavo ci volesse il chip, io.
Il circuito un po' diverso da quelli classici: 100 km invece dei soliti 50-60, 4 giri intorno al Lago di Varese, con arrivo in salita. Si parte in due scaglioni da 200 persone ciascuno: 18-45 anni il primo, oltre i 45 anni con donne annesse il secondo.
Pronti via, non mi schianto in discesa ed è già un miracolo, si gira in senso orario verso Azzate e sto a metà gruppo. L'andatura è già molto veloce e i rischi non mancano tra buchi, macchine parcheggiate e distanze millimetriche tra una bici e l'altra. Al decimo km mi porto più avanti, perchè il centro del gruppo è troppo pericoloso, e da lì in poi navigo tra le prime e la trentesima-quarantesima posizione. I primi due giri vanno via senza grandi problemi a circa 43 di media, e non passa minuto che non mi stupisca del fatto che riesco a reggere il ritmo. Solo due anni fa, prima di iniziare ad allenarmi seriamente, e prima di passare alla Paleo 4 Athlets, non avrei retto per 5 km, a queste velocità. Al 65° km azzardo addirittura una fuga, senza nessuna speranza dato che ci riprendono dopo poco più di un km. Tra il terzo e  il quarto giro l'andatura aumenta, sui 44 abbondanti, e le gambe iniziano a fare un po' male. Nulla di terribile, comunque: arrivo agli ultimi due km ancora in una buona posizione.
A un km dall'attacco della salita finale c'è una macchina in doppia fila, il gruppo stringe a destra e mi ritrovo a fare a ruotate con un paio di persone, rischiando seriamente di volare a 50 all'ora. Perdo una ventina di posizioni, e non prendo benissimo nemmeno l'ultima rotonda. Ormai sono scivolato indietro, e non spingo a tutta nell'ascesa finale: sono già mooooolto soddisfatto di essere arrivato in gruppo e di essere ancora vivo. Chiudo 20° tra gli S1, 76° assoluto, a un paio di minuti scarsi dal primo, praticamente insieme al mio compagno di squadra Marco Fracasso. 43 di media, cose mai viste.
Giudizi sulla gara? Le gambe vanno molto, molto bene: zero problemi nei rilanci, zero problemi sugli strappi, addirittura la sensazione di averne tanto da andare in fuga. Male, ma non malissimo la guida della bici in gruppo: le gare in circuito non sono come le granfondo, qui c'è nervosismo, si sta vicinissimi, ci si tocca di continuo. Rischio, per colpa mia, in almeno tre occasioni. C'è da prenderci la mano ma, ripeto, sono sopravvissuto. Unica nota negativa, la gara della mia dolce metà: nel suo scaglione l'andatura è molto più irregolare, lei parte in fondo al gruppo e non tiene per più di un giro. Peccato, sarà per la prossima.
I numeri della mia gara sono qui sotto, il prossimo appuntamento è per domenica 10 a Casale: Mediofondo del Monferrato, prima prova del neonato Gran Trofeo Mediofondo. Un appuntamento sicuramente molto meno stressante, e un'ottima occasione per ritrovarsi con gli amici.